Amelia Showalter, intervista con la Direttrice Analisi Digitali della campagna Obama 2012

Amelia Showalter ha contribuito a far rieleggere Obama con un lavoro scientifico di analisi delle email. Scopriamo come.

Con la fine del TechCrunch Italy 2013 abbiamo avuto la possibilità di parlare anche con Amelia Showalter, responsabile del servizio di Analisi Digitale della campagna elettorale di Obama del 2012.

Nonostante quello che si potrebbe pensare, le email hanno avuto un peso piuttosto rilevante nella rielezione dell’attuale presidente degli Stati Uniti, soprattutto nella fase di raccolta fondi presso i cittadini. Sembra che si tratti di un media quasi dimenticato, tant’è vero che la maggior parte di noi tende a comunicare sui social network, ma l’importanza della mail va misurata più sulla qualità che sulla quantità di informazioni scambiate: al di sotto del torrente di spam, le persone usano le mail per il lavoro e anche per provare la propria identità. Le email, in un certo senso, sono il perno dell’identità digitale, un aspetto che non va dimenticato.

Amelia ha lavorato con un team molto affiatato sulle mail ufficiali della campagna, in particolare quelle che raccoglievano i fondi da parte dei privati, una componente importante di una campagna elettorale americana. Il metodo usato da questi esperti è molto complesso, maturato su una profonda conoscenza scientifica: le mail venivano elaborate e rielaborate dozzine di volte, testate su gruppi di sostenitori limitati per scoprire l'efficacia di una formula o di un tipo di linguaggio e solo dopo aver incrociato i dati venivano condivise con la totalità (o anche solo delle fette) del popolo Democratico. Ogni mail spedita veniva analizzata per scoprirne risultati e punti deboli, e le informazioni raccolte sfruttate per migliorare le mail precedenti.

È difficile essere scientifici con i gusti e il morale delle persone, chiaro. Amelia stessa ha ammesso che tante volte le mail che più piacevano al team erano quelle che alla prova dei fatti fallivano, ma anche i fallimenti diventano preziosi quando si agisce con metodo scientifico.

Esiste un modo per usare questo media a scopo promozionale e di marketing senza far scattare i riflessi condizionati che inducono un utente a condannare una mail all’inferno dello spam? Parliamone con Amelia.

L’intervista



Downloadblog: Lei non era nella campagna originale di Barack Obama, ma scommetto che l’ha studiata attentamente. Che cosa c’era di differente, cosa è cambiato tra quei momenti e il suo lavoro nel 2012?

Amelia Showalter

: Abbiamo usato molte delle tecniche del 2008, ma le abbiamo portate a un nuovo livello. Per esempio, nella campagna di fundraising online 2008 la gente era suddivisa in una serie di fasce a seconda delle donazioni: $25, $50, $100 e così via. Ma arrivati alla campagna 2012 abbiamo elaborato una formula complessa per distribuire le persone in qualche centinaio di fasce diverse, da $3 a $500. Abbiamo stabilito anche delle cifre apparentemente strane come $13 o $61. Il principio di usare l’analisi dei dati per fare richieste di donazioni più efficaci non è un concetto unico, nato con la campagna 2012, ma abbiamo trasformato la nostra attività in qualcosa di più simile alla scienza.

D.: Lei ha lavorato più che altro sulle email. Le mailing list rimarranno rilevanti nella stessa maniera nel futuro, o è meglio concentrarsi sui social media come Twitter e Facebook?

A.S.: Le email sono ancora sorprendentemente utili, specialmente se vuoi convincere la gente a attivarsi per agire verso una causa che richiede un alto livello di coinvolgimento (fare volontariato, offrire danaro, etc.). L’email consente anche di svolgere test a campione, che è molto più impegnativo quando si tratta di social media. Risulta quindi essere più facile fare gli scienziati con le mail, in modo da scoprire e elaborare formalmente nuove metodologie efficaci.

D.: Molte mail provenienti dal presidente stesso o dal suo team durante la campagna elettorale erano piuttosto informali e “a tu per tu” con il destinatario. Questo approccio va considerato come universalmente efficace, anche nel business?

A.S.: È importante testare diversi metodi di lavoro. Abbiamo scoperto che le mail più brevi, meno formali, più personali di solito erano più efficaci. Ma ogni tipo di pubblico è differente, quindi è davvero difficile essere sicuri che il proprio approccio sia universale.

D.: Lei ha tenuto un keynote al TechCrunch Italy 2013, quindi mi viene spontaneo chiederle: ha adattato i suoi contenuti e le strategie spiegate ad un pubblico prevalentemente italiano oppure ritiene che la conoscenza che ha accumulato sia universalmente valida?

A.S.: I termini generali della mia lezione sono universali: bisogna testare tutto. Ne consegue che non ho adattato il mio discorso agli italiani in modo specifico. Quello che ho fatto è stato adattare il messaggio alla comunità del business.

D.: Mi perdoni la battuta ma... Secondo lei è più facile far decollare una startup oppure far rieleggere il Presidente degli Stati Uniti?

A.S.: Posso dire che far decollare una startup è molto più facile quando si ha la reputazione di aver contribuito alla rielezione del Presidente degli Stati Uniti. Come strategia la raccomando caldamente!

  • shares
  • +1
  • Mail