Google blocca i siti pirata? Il Parlamento del Regno Unito chiede provvedimenti

Nel Regno Unito il Parlamento chiede a Google di bloccare i siti pirata

siti pirataGoogle non ha un rapporto negativo con i siti pirata, nel senso che l'azienda non li banna; anzi, li indicizza come tutte le altre pagine, senza oscurarli e giudicarli inadatti, come succede per altre categorie di pagine web. Il comportamento dell'azienda, però, per quanto possa essere comprensibile, visto che l'indicizzazione avviene sempre e comunque, a prescindere dal contenuto, non piace per niente al Parlamento del Regno Unito.

La notizia è recente: quasi tutti i politici, non all'unanimità ma mancava poco, hanno chiesto esplicitamente all'azienda di Mountain View di bloccare i risultati delle ricerche per i siti pirata - per esempio, The Pirate Bay -, poiché danneggerebbero non poco l'economia del Paese:

"Condanniamo con forza - si legge in una nota ufficiale del Parlamento inglese - il fallimento di Google, azienda molto importante tra quelle del mondo tecnologico, che con il suo motore di ricerca indirizza gli utenti verso siti web che violano il copyright. [...] Siamo impressionati dalla riluttanza evidente nei confronti del blocco di siti che ospitano contenuti illegali".

Non capiamo, sinceramente, la richiesta: perché Google non dovrebbe restituire fra i risultati di ricerca quelli di un sito che si attiene al regolamento; ma, andando oltre, perché l'azienda dovrebbe cambiare il suo modo di fare? Combattere la pirateria non è forse un problema dei singoli Paesi? Al massimo si potrebbe chiedere al colosso di Mountain View di trattare le parole chiave legate a questi siti come inadatte - un po' come tutti i temi legati al mondo a luci rosse -; ma oscurarli e bloccarne l'indicizzazione è davvero troppo: non spetta mica a Larry Page risolvere problemi del genere! Che ne pensate?

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