Facebook verso i dieci anni, come sono cambiati gli italiani?

Facebook sta per compiere dieci anni: ecco come sono cambiati gli italiani

FacebookFacebook compirà dieci anni nel 2014: si tratta di un momento importante, perché il social network di Mark Zuckerberg ha condizionato la vita di tutti noi, degli sviluppatori e, in generale, di qualsiasi esperto di telefonia e dispositivi mobili, in modo decisivo. Ecco perché fare dei bilanci non è inopportuno, anzi: è normale che dopo dieci anni di attività interessi a tutti vedere in cosa Facebook è cambiato e, soprattutto, in che modo il nostro uso del social network si è evoluto.

Un'ottima analisi viene dal convegno Così vicini, così lontani: la via italiana ai social network, tenutosi a a Milano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore nei giorni 26 e 27 settembre: è stata presentata una ricerca molto interessante, dal titolo Relazioni sociali ed identità in Rete: vissuti e narrazioni degli italiani nei siti di social network, che ha coinvolto molti altri atenei: precisamente quelli di Urbino, Bologna, Bergamo e Calabria.

“I soggetti intervistati - si legge nel documento - mostrano chiaramente di avere la percezione di essere di fronte a un servizio che si è modificato e del quale in alcuni casi si sono apprezzati i cambiamenti e in altri si è cercato di resistervi”.

Com'è cambiato il rapporto con Facebook?


La ricerca è stata un modo efficace per ribaltare alcuni luoghi comuni: per esempio,

“che le persone su Facebook – specialmente gli adolescenti – prese dalla smania di condividere con gli altri ogni loro singolo aspetto della vita privata siano totalmente inconsapevoli delle minacce relative alla privacy; [...] gli italiani - si legge ancora - conoscono i rischi solitamente invocati quando si parla di privacy – sorveglianza, furto d’identità, sfruttamento dei dati personali – ma non se ne curano troppo perché tendono a percepirli come minacce astratte, troppo distanti dai loro vissuti quotidiani”. I

Ma è stato ribaltato - o meglio: hanno cercato di farlo - anche un altro luogo comune, cioè che Facebook “sia uno strumento di esibizione ostentata di se stessi, una specie di palco narcisistico dove ognuno mette in vetrina la propria intimità alla stregua di una merce da vendere. [...] Gli utenti di Facebook sono molto attenti al tipo di contenuti che decidono di condividere con gli altri e raramente amano parlare di sé in modi espliciti e ostentatori. Piuttosto che esprimere le proprie emozioni o rivelare dettagli della vita privata a tutti, gli utenti preferiscono raccontarsi in modo implicito, usando magari le fotografie personali oppure scegliendo accuratamente le preferenze culturali, quello che piace, si legge o si ascolta”.


Ma è comunque un modo di raccontarsi e di stare al centro dell'attenzione: noi oggi diamo per scontato che una persona debba per forza pubblicare foto e messaggi di qualsiasi tipo senza esagerare, ma già il fatto di iscriversi a un social network vuol dire che sia ha bisogno di far sentire la propria opinione ai nostri amici.

“Facebook - si legge nel documento - è uno spazio non anonimo che offre l’opportunità concreta di enfatizzare quelle parti della propria identità che non sono facilmente esprimibili negli ambienti faccia a faccia, di mettere in scena un’immagine di sé più socialmente desiderabile; questa immagine non va considerata come una mera maschera virtuale, dal momento che la narrazione identitaria su Facebook produce sempre un impatto importante nell’idea che una persona vuole dare di sé agli altri”.

Non sarà narcisismo allo stato puro, insomma; ma è comunque voglia di apparire...

Infine, la ricerca si sofferma sugli spunti di riflessione concessi dalla rete sociale:

"Facebook è uno spazio di riflessività connessa sul senso dell’amicizia e sul valore dei legami sociali, sulla necessità di preservare la propria sfera privata e l’opportunità offerta di raccontarsi in pubblico, come soggetto e non più semplice oggetto di comunicazione".

Come bilancio, insomma, non c'è male.

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