TechCrunch Italy 2013, intervista a Efe Cakarel di MUBI

Efe Cakarel ci parla del suo successo con MUBI e di cosa sia necessario per far decollare una startup.

TechCrunch Italy 2013 è alle porte e abbiamo posto alcune domande ai suoi protagonisti: gli ospiti di assoluto riguardo che verranno a presentare i loro speech e keynote, e che faranno parte degli esclusivi pannelli.

Oggi intervistiamo Efe Cakarel, che dopo una carriera da Goldman Sachs e aver lavorato per SAP ha fondato la propria startup (che oggi si chiama MUBI) dopo una nottata passata a Tokyo senza riuscire a trovare un modo di guardarsi un film su Internet. Durante la fase di pianificazione nessuno voleva dare fiducia a MUBI, tutti avevano definito l’idea impossibile, eppure oggi è una realtà.

MUBI è una community online per la gente che ama i film: il cinema d’autore e indipendente viene condiviso con l’utenza tramite streaming - Si tratta certamente di un’idea geniale, ma la vera impresa, credo, è stata quella di convincere l’industria cinematografica che MUBI era proprio la piattaforma che stava aspettando.

Due chiacchere con Efe Cakarel



Downloadblog: MUBI è eccezionale per la qualità dei contenuti che offre e anche per il successo imprenditoriale. È possibile distillare la sua formula e offrirla al pubblico del TechCrunch Italy?

Efe Cakarel:

Ritengo che la chiave del nostro successo sia che condividiamo un’enorme passione per il grande cinema con i nostri utenti. Potresti dire che la passione sia il cuore stesso del nostro successo - passione per il grande cinema, passione per l’innovazione e passione per deliziare e emozionare gli utenti portando loro la miglior esperienza di cinematografia su Internet. Chiaro, non c’è una road map per il successo, e il nostro viaggio ha subito molte deviazioni, e scommetto ce ne saranno molte altre in futuro. Eppure è chiaro che la passione per quello che facciamo ogni giorno sommata alla dedizione, alla flessibilità e alla fede siano gli ingredienti chiave del successo di ogni startup.

D: Negoziare per la distribuzione su Internet dei film deve essere stato incredibilmente impegnativo. Come avete convinto un gruppo estremamente tradizionalista di persone a supportare una maniera completamente nuova di distribuire i contenuti e fare business con il cinema?

E.C.: Questa è una domanda davvero eccellente. Non è stato certo facile e il processo è ancora in corso. Dal primo giorno abbiamo incontrato i produttori cinematografici e i distributori, rendendo loro familiare la nostra visione e la nostra tecnologia, e passo dopo passo hanno potuto toccare con mano il valore intrinseco di una partnership. Siamo molto trasparenti, per esempio trasferiamo a tutti i detentori di copyright che si uniscono a MUBI i permessi da admin, cosicché possano accedere pienamente e vedere le royalties in tempo reale. Siamo anche pieni di rispetto sia per il valore artistico che commerciale dei loro contenuti e come risultato è più facile per un produttore o distributore accettare di dare almeno una chance a MUBI: quanto ci basta per far loro vedere che obiettivi possiamo raggiungere.

D.: Molti startupper iniziano la loro strada di imprenditori da giovani, alcuni addirittura all’università. Lei invece ha lavorato con Goldman Sachs per un certo numero di anni. Secondo lei, un lavoro “corporate”, per così dire, è più un aiuto o un ostacolo per lo startupper? - Sempre che gli sia data la possibilità di scegliere, ovviamente.

E.C.: Chiaro, ogni esperienza di startup è unica. Chi non vorrebbe essere quella persona che cambia il mondo inventandosi la prossima app da un miliardo di dollari mentre vive ancora nel dormitorio dell'università?

Nel mio caso l’esperienza alla Goldman e da SAP si è dimostrata insostituibile. Alla Goldman ho assorbito la dedizione all’eccellenza e la disciplina del mondo della finanza, mentre da SAP ho imparato come si costruisce con efficacia e poi si lancia un prodotto web scalabile - Entrambe esperienze senza prezzo.

D.: Ultima domanda: meglio dare la caccia alla mitica “The Next Big Thing” oppure focalizzare l’attenzione su un’idea meno scalabile ma più pratica che tuttavia si è sicuri potrebbe funzionare bene da subito?

E.C.: Io ritengo che sia necessario iniziare con un’idea enorme e convogliare tutti i nostri sforzi nello sviluppare una soluzione innovativa e scalabile - Se la tua visione e la tua idea sono buone, se sai fare i fondamentali per bene, allora inevitabilmente sarai tu la The Next Big Thing senza neppure sforzarti per diventarlo.

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