Facebook, i nostri post pubblici e la nostra identità venduti a terze parti?

Facebook venderà i nostri post pubblici, con tutte le nostre informazioni disponibili allegate. Che cosa gli stiamo permettendo di fare coi nostri dati?

Facebook ha pubblicato una nuova API, e secondo la testata specializzata TechCrunch tale interfaccia consente a determinati clienti del social network di vedere e cercare i post pubblici degli utenti.

Twitter consente a tutti di vedere di cosa parliamo, e qui come altre volte è l'ispiratore dell'idea, ma ovviamente il social media di Mark Zuckerberg ha qualche “bonus” piuttosto speciale per gli addetti al marketing e i pubblicitari. Su Twitter abbiamo un account con un login, mentre su Facebook siamo presenti con nome e cognome. E la nuova API rende piuttosto facile collegare alla nostra identità le nostre keyword - Ma in un certo senso è “colpa nostra”: si tratta di update pubblici e i dati demografici raccolti sono pubblici a loro volta.

L’API rispetta i setting della privacy



La nuova API si chiama Public Feed and Keyword Insight API, e per il momento noi italiani non interessiamo tantissimo a coloro che la possono usare: CNN, BuzzFeed, NBC, BSkyB, Slate e Mass Relevance.

Siamo comunque noi ad aver scelto di rendere disponibili le nostre informazioni e i nostri pensieri. Se i nostri update e dati personali sono invece protetti dietro ai setting per la privacy di Facebook, non ci possono vedere.

Possono comunque sentire i nostri pensieri, sia chiaro - Facebook non è così caritatevole. La differenza è che non possono collegarli alla nostra persona perché si tratta di dati rigorosamente anonimi. Anche così, si tratta di informazioni dal valore incredibile, che porteranno sicuramente un influsso di danaro imponente, rendendo gli investitori felici.

Perché una cosa è sapere di cosa parla la gente, un’altra di cosa parlano gli adolescenti, gli universitari e gli adulti e poter piazzare questi dati in posizioni geografiche precise. E poi trasformarlo in pubblicità mirata, molto più sottile e meno invasiva dell’attuale, ma sicuramente più subdola.

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