La Nuova Zelanda dice addio ai brevetti dei software

Una decisione storica seguita a un lungo dibattito: la Nuova Zelanda ha deciso di abolire le proprie leggi sui brevetti software per dare un messaggio a tutto il mondo sulla questione dei patent troll.

Ci sono voluti cinque anni di dibattiti, che noi abbiamo già visto e seguito in passato, ma la Nuova Zelanda ha tenuto duro e ha deciso di cambiare la storia: i brevetti sul software sono stati aboliti - almeno in larga parte.

Il linguaggio della nuova legge approvata dal parlamento Kiwi stabilisce che un programma per computer “non è un’invenzione” di per sé, e questo significa che se il programma è un metodo per attuare un processo allora sarà protetto, se è invece un programma “in quanto tale” non sarà soggetto a brevetti.

L’esempio è quello della lavatrice: se la lavatrice ha un dato software e tale programma viene modificato per renderla più efficiente, anche se questo è il solo cambiamento allora sarà comunque brevettabile. Un nuovo programma per gestire la casella di email invece no.

Perché fare una legge come questa?



La ragione fondamentale per eliminare i software in quanto tali dall’ufficio brevetti è quella di impedire che vengano protette all’improvviso da patent attività banali oppure che qualche “dietrologo” vada a brevettare un concetto che è già usato da altri. In pratica, la legge è un colpo al cuore alle attività legali dei “patent troll”, quella categoria di loschi figuri che va a caccia di accordi extra-giudiziari con le corporation dopo aver acquisito in un modo o nell’altro il brevetto di qualche software simile a quelli usati dalla vittima.

Il problema sta diventando molto grave ma per una serie di intrecci di interessi (le grandi corporation sono contemporaneamente vittime dei patent troll e patent troll a loro volta) nessun paese era disposto a rischiare di entrare nel campo minato di queste normative. Nessun paese prima della Nuova Zelanda.

In generale i brevetti sul software sono piuttosto negativi per il progresso: al giorno d’oggi è impossibile inventare qualcosa di nuovo senza violare un numero imprevedibile di patent. E senza innovazione il mercato del software è condannato.

Via | Ars Technica

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