"Chi usa Gmail non pretenda privacy", la frase di Google presa fuori contesto solleva polemiche sul web

Gmail accusata di violare la privacy deliberatamente, dopo una presunta ammissione di Google: ma è tutto falso.

"Come chi invia una lettera a un collega d'affari non può essere sorpreso dal fatto che l'assistente del destinatario apra la lettera, le persone che usano web-mail oggi non possono essere sorprese se le loro comunicazioni sono processate da un provider ECS (Electronic Communications Service, NdR) nel corso della consegna. Infatti, 'una persona non ha legittima aspettativa di privacy nelle informazioni che invia volontariamente a terze parti'."

È bastato il virgolettato qui sopra a sollevare un vero e proprio vespaio di polemiche e accuse sul web, secondo le quali Google avrebbe sostenuto che di fatto chi usa Gmail non ha diritto a pretendere privacy. Ma i fatti stanno diversamente, e nonostante a cadere nella trappola siano stati a diversi livelli un po' tutti, dal nostro Fatto Quotidiano al Guardian, forse un po' influenzato dal suo rapporto privilegiato con Edward Snowden, chi è riuscito a riassumere al meglio la reale situazione sembra al momento Mashable.

Tutto è partito da un articolo di Consumer Watchdog, contenente proprio la citazione letta a inizio post proveniente dalle aule di tribunale di una class-action avviata da alcuni utenti di servizi di posta differenti da Gmail, verso Gmail stessa, accusata di analizzare illegalmente i contenuti dei messaggi ricevuti dai propri utenti in violazione delle leggi sulle intercettazioni telefoniche. Come saprete (vero?), infatti, Google "legge" i messaggi su Gmail per fornire pubblicità mirata ai suoi utenti.

Il contesto cambia tutto


Letta nel proprio contesto, la frase di Google cambia tutto, considerando soprattutto che essa contiene una citazione proveniente da un altro procedimento legale, lo Smith v. Maryland del 1979. Come dicevamo, il passaggio arriva da Google in risposta a chi non è utente Gmail, per affermare il diritto della società americana a processare i messaggi provenienti da tali persone come qualsiasi altro messaggio in entrata nei propri server. Brevemente, secondo Google se non hai Gmail, ma invii un'email a un indirizzo Gmail, questa applica le proprie regole sulla privacy come fa sempre. Regole naturalmente accettate da chi s'iscrive al servizio di posta elettronica in fase di creazione dell'account.

Il passaggio successivo del documento, non citato da molti, chiarisce ulteriormente le intenzioni di Google:

"In particolare, la Corte ha notato che le persone che comunicano attraverso un servizio fornito da intermediari (nel caso Smith, una chiamata telefonica trasmessa attraverso una compagnia telefonica) deve necessariamente aspettarsi che la comunicazione sia sottoposta ai sistemi dell'intermediario."

Chiamata a rispondere alle accuse, l'azienda di Mountain View ha risposto così:

"Prendiamo la privacy dei nostri utenti molto sul serio; i recenti report che dicono il contrario sono semplicemente falsi. Abbiamo costruito un'infrastruttura di sicurezza e privacy in Gmail al top dell'industria - e non importa chi invia un'email a un utente Gmail, queste protezioni vengono comunque applicate."

Nel dopo-PRISM, può succedere che talvolta si cada nella trappola di lanciare accuse un po' troppo facili, anche se presa fuori dal contesto e senza virgolettato quella frase avrebbe fatto rizzare i capelli in testa a chiunque. Per i più curiosi, ecco il documento presentato da Google in tribunale:

Google's Motion in Gmail Class Action Suit

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