Gli hacker non vogliono più lavorare per il governo USA

La comunità degli hacker si sente perseguitata dagli Stati Uniti e di fatto non vuole più lavorare con la superpotenza, che oggi è considerata regina delle spie informatiche e domani avrà seri problemi a reclutare nuove leve.

Le strategie di un governo sovente hanno ripercussioni molto negative, specie quando si tratta di impedire ai cittadini di fare qualcosa, o quando si genera allarme sociale allo scopo di ottenere supporto a breve termine per un’idea.

Se alcuni sondaggi fatti sul campo alla celebre conferenza Def Con da Reuters e altri giornalisti sono veri, allora è difficile che nei prossimi anni l’NSA, l’FBI e le altre agenzie governative USA riescano a fare un grande lavoro di arruolamento e proselitismo verso una comunità che si sente cacciata come un animale selvatico e che non riesce a riconoscersi in chi viola la privacy e la libertà di parola dei cittadini.

Gli hacker, invece, non hanno alcuna difficoltà a identificarsi con Aaron Swartz, Bradley Manning e Edward Snowden.

Lavorare per la NSA? Anche no!



Il governo americano ha fatto di tutto per aumentare la pressione sugli hacker, creando una vera caccia alle streghe che li mette in croce sul piano legale come se fossero terroristi, minacciando decine di anni di carcere quando stupratori ed assassini possono uscire molto prima, persino in un ordinamento giustizialista come quello statunitense.

Per questa ragione, mentre negli anni passati era facile incontrare dei “reclutatori” del governo al Def Con, quest’anno è stato chiesto loro di starsene lontani.

E se un giornalista chiede ai partecipanti se lavorerebbero mai per l’NSA, la risposta è per la stragrande maggioranza dei casi estremamente negativa.

Non sempre. C’è chi deve pagare l’università, oppure già lavora per il governo e si vuole tenere stretta la poltrona - eppure il desiderio di investire il proprio tempo nel prossimo programma PRISM non è proprio comune tra gli hacker, specie perché molti hanno un amico o un conoscente che è finito in gattabuia - O che ha rischiato sanzioni disumane per aver aiutato una corporation come White Hat, ormai un mestiere decisamente a rischio.

Futuro senza progresso per il controspionaggio



Inutile dire che la cattiva pubblicità dell’affare PRISM unita alla repressione generano una situazione di “karma negativo” per gli sforzi di difesa informatica degli Stati Uniti. Le persone che oggi sono additate come demoni e terroristi avrebbero dovuto essere invece quelle che difendono il paese dagli hacker cinesi.

Non è possibile generare innovazione tecnologica senza una forte dose di personalità né tanto meno studiare la sicurezza informatica senza ritrovarsi in quel territorio grigio che l’establishment statunitense vuole rendere una completa no-fly zone.

Di questo passo la loro tattica da guerra contro il terrore avrà un risultato ironico: gli unici a surfare indisturbati da una vulnerabilità all’altra saranno agenti stranieri e cybercriminali.

Via | Motherboard

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