Non solo Google Glass: tutti i fallimenti di Google negli ultimi anni

Quali sono stati tutti i fallimenti di Google? Ecco un aggiornamento dell'infografica pubblicata qualche anno fa

Google-failures

A luglio 2013 Word Stream ha pubblicato un'infografica che mostrava tutti i progetti falliti di Google, vale a dire tutti quei servizi lanciati, ma poi ritirati, nel silenzio o con annunci ufficiali, dal mercato. Oggi siamo qui per integrare l'infografica che trovate nella fonte con altri programmi piuttosto scomodi, almeno per il colosso di Mountain View: in fin dei conti, cos'è Google Graveyard - questo, il nome dell'infografica - se non un modo per ricordare a tutti che pure una tra le aziende più importanti del mondo può fallire?

Gli esempi non sono certo pochi, se alcuni prodotti Google ancora oggi hanno fatto parlare di sé per la propria inadeguatezza: pensate ai Google Glass, la cui sorte da un po' di giorni è stata affidata al CEO di Nest, società acquisita da Google un anno fa e famosa soprattutto per il suo termostato; oppure pensate a Google Plus, che ha tanti utenti iscritti ma pochi utenti attivi: insomma, Google ha lavorato in modo eccellente in alcuni ambiti - sistemi operativi (Android) e searching -, ma non si può dire lo stesso di altri progetti (a mio avviso, il fallimento più eclatante, non ancora certificato, è quello di Google Plus, su cui è intervenuto persino Eric Schmidt).

Tutti i servizi e i prodotti Google falliti


Ma vediamo quali sono i servizi in questione:

  • Aardvark: servizio di ricerca sociale;

  • Answers: la versione Google di Yahoo Answers (però a pagamento).

  • Buzz: social network di microblogging oggi integrato con Gmail;

  • Dictionary: traduttore online;

  • Dodgeball: servizio mobile di social networking rimpiazzato da Google Latitude, eliminato il 9 agosto 2013;

  • Fast Flip: pensato come un magazine di notizie personalizzabile, poi è stato sostituito, ancor prima di essere rilasciato, da servizi come Google Play Edicola;

  • Health: sistema per archiviazione e gestione di informazioni sanitarie;

  • iGoogle: servizio che arricchiva la home page di Google con una serie di widget personalizzabili: oggi ne troviamo delle tracce in Google Chrome;

  • Insights for Search: tool di statistiche che oggi è integrato con Google Trend;

  • Jaiku: la versione Google di Twitter;

  • Knol: Wikipedia realizzata da esperti;

  • Labs: servizio con il quale l'utenza poteva dare feedback su progetti e prototipi;

  • Lively: chat che ha avuto solo sei mesi di vita;

  • Notebook: taccuino virtuale sostituito da Google Keep;

  • Page Creator: servizio per la creazione di siti;

  • Picknick: editor di immagini;

  • Reader: servizio che ha chiuso da poco e che permetteva di creare un magazine quotidiano in stile Flipboard; ha risentito moltissimo della diffusione degli smartphone e dei tablet;

  • SearchWiki: app per salvataggio e gestione dei risultati di ricerca;

  • Sidewiki: barra laterale del browser che permetteva l'inserimento di informazioni in qualsiasi pagina web;

  • Video: era il concorrente di YouTube, ma è stato schiacciato da quest'ultimo, poi acquistato da Google;

  • Wave: prodotto che ha lanciato l’editing collaborativo;

  • Zeitgeist: raccolta di query di ricerca più popolari, oggi integrato con Google Trend.


In molti pensano che il prossimo servizio destinato a fallire sia Blogger, la nota piattaforma di blogging che Google usa per i suoi blog: si tratta di un assurdità, lasciatemelo dire, poiché, se è vero che Google non aggiorna frequentemente Blogger, è altrettanto vero che sono migliaia e migliaia, e ancora migliaia, i blog che nascono ogni giorno, proprio grazie a questa piattaforma, la cui interfaccia è semplice e immediata.

Approfondisci: Google diventa un operatore telefonico?

Tornando ai servizi che Google ha chiuso o abbandonato, quali avete personalmente sperimentato?

Via | Worldstream
Foto | CC Flickr

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