Il MIT traccia la vostra vita grazie a Gmail (con il vostro permesso!)

Il Massachusetts Institute of Technology sembra quasi dirci: dateci il vostro permesso e vi faremo vedere quello che Google sa di voi senza chiedervelo.

Il MIT ha creato un tool piuttosto inquietante, che ci può subito dare un’idea del potere che Google ha - a livello teorico - sui nostri dati. E siccome Google è implicato nella rete di sorveglianza della NSA, è difficile guardare questo lavoro, piuttosto artistico, con la dovuta innocenza.

È come unire i puntini

Le nostre caselle di Gmail hanno una raccolta piuttosto impressionante di informazioni su di noi. Anche tralasciando il contenuto delle mail stesse, che spesso può essere compreso unicamente dal personale umano, ogni lettera contiene “metadati”, informazioni specifiche per identificare una singola mail, il suo mittente, il su destinatario, orari, luoghi ed altri numerosi dati che non ci aspettiamo davvero di rendere disponibili ad ogni click.

Il Massachusetts Institute of Technology ha costruito un tool che permette di analizzare questi dati collegandoli a persone, formando sotto ai nostri occhi una rete di conoscenze e di rapporti sociali, subito visualizzabili come più o meno stretti.

Eccetto quello che il messaggio dice, in questo grafico viene preso in considerazione tutto delle nostre email. Socialmente, politicamente, economicamente, lavorativamente ed emotivamente siamo tutti là, almeno secondo César Hidalgo, professore di arte e scienze dei media al MIT.

”Immersion”

Il programma che ci permette di visualizzare i nostri rapporti sotto forma di cerchi più o meno grandi e colorati in modo differente si chiama semplicemente Immersion, e non è niente di più di un tool per confrontare la nostra impronta sul web - e sulle vite degli altri esseri umani.

Ci sono vari tipi di persone. Qualcuno ha un singolo contatto enorme, altri hanno una galassia diffusa e poco chiara, altri ancora hanno vari gruppi di globi, come mondi separati.

Secondo Hidalgo: “Tutti questi dati sono persone. I dati non hanno senso senza gli esseri umani. Visto così, dall’esterno, è come un’esperienza extra-corporea.” Voi cosa ne pensate?

Via | Boston Globe

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