Bright sarà l'erede di Siri, e riuscirà a capire cosa ci serve senza chiederlo

Gli stessi laboratori creati da Stanford che hanno portato alla creazione di Siri (e se per quello di ARPAnet) stanno lavorando ad un assistente artificiale molto più ambizioso ed ingegnoso, che cerca di prevenire i desideri dell'utente.

Sebbene gli assistenti vocali non siano bramati dall’utenza né acclamati come la venuta della nuova tecnologia definitiva, la ricerca su di essi continua serrata. Dagli stessi laboratori che ci hanno dato ARPAnet, il mouse, l’LCD e - beh - Siri, ecco che si risveglia Bright. Che non è HAL9000, ma ci sa tenere d’occhio davvero bene.

Bright vede e provvede



Non c’è nulla di fantascientifico in Bright, anche se c’è qualcosa di avvenieristico. Fondato sugli stessi principi di Siri, è il prossimo passo logico.

Bright è un software di assistenza che tiene d’occhio le abitudini del suo utente per cercare di interpretare i suoi desideri e rispondere più rapidamente - addirittura preventivamente - alle richieste.

L’esemplare di prova “vive” agli SRI International labs, un gigantesco complesso a Menlo Park, California. Creati da Stanford ma diventati privati negli anni settanta, questi laboratori hanno letteralmente dato il via a molte rivoluzioni dell’elettronica consumer, pur essendo invariabilmente (con poche eccezioni) partiti da un progetto di carattere civile o militare.

Bright è stato sviluppato secondo le stesse linee guida - sebbene ci possiamo aspettare di vederlo declinato fino al nostro smartphone in un futuro neppure troppo remoto, questo assistente informatico è progettato per il personale sottoposto a lavori che richiedono risposte molto rapide, come sistemisti ed addetti alla sicurezza di un network o coordinatori di team di pronto intervento.

Desktop cognitivo



Allo stesso tempo però la promessa di un desktop che impara il nostro comportamento è interessante. Le webcam tracciano il nostro sguardo, i gesti e l’attenzione. Il touchpad la maniera in cui le nostre mani usano un’interfaccia.

Tutto viene passato in un log, in modo da creare una comprensione dell’utente nella macchina. Che saprà anticipare le azioni che le abbiamo insegnato a interpretare.

Chiaramente un computer ha bisogno di stare con una persona per imparare - ma l’idea di SRI è anche quella di preparare dei pacchetti pronti per task specifici. Da qui, però, sorge il grosso problema del progetto, uno che il team di sviluppatori sta affrontando attraverso quantità smodate di lavoro:

“È difficile progettare dell’automazione dei compiti che lasci all’utente la sensazione di essere fermamente alle redini del sistema e che contemporaneamente sembri utile nonostante gli inevitabili errori di valutazione dei suoi algoritmi”


O per meglio dire, è difficile fare un computer che ragioni come un uomo, dialoghi bene con un uomo e che allo stesso tempo non richieda il lungo addestramento che è tipico di un essere umano.

Via | Technology Review

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