Internet in Brasile: al Campus Party di S. Paolo

Campus Party 2008, San Paolo

Ecco qui sopra uno scatto significativo da Campus Party, il più grande Festival Internet dell'America Latina (qui su Flickr): vedete il Fullo brasiliano in coda alla registrazione, sereno col suo monitor 17 pollici e il materasso. Ebbene sì, qui campeggiano per una settimana quasi cinquemila persone, che di giorno nerdizzano liberamente in una sala con altrettanti computer connessi (sembra siano 2.492 desktop e 1.508 laptop). Nessun problema di banda, e c'è gente con lo schermo a 42 pollici che pavoneggia con DC ++, nessun problema di sicurezza, atmosfera tranquilla e rilassata. Livestream su Twitter che ieri viaggiava freneteci a cinque o sei update al secondo. Gamer che spadroneggiano, modder allo stato brado, seminari di programmazione in Python attivi fino a mezzanotte. Cinquantine di persone che seguono presentazioni sulla storia dei circuiti stampati. Un delirio, ma molto normale. Cinqucento pc accesi per le scuole che visitano l'evento, qui Internet è uno strumento di progresso, poi gli studenti sono tutti su Orkut, Youtube e MSN, ma va bene così.

Segue una breve intervista con Edney Souza, blogger numero uno del Brasile con Interney e tra le altre cose fondatore dell'agenzia di comunicazione Pòlvora, che ha seguito con successo una piccola campagna per lo sviluppo dei nostri blog verticali in Brasile.

Campus Party 2008, San Paolo
Campus Party 2008, San Paolo
Campus Party 2008, San Paolo

Edney raccontaci qualcosa di Campus Party

L'anno scorso ho partecipato come speaker nella sezione blog e quest'anno invece ho organizzato tutta la zona blog dell'evento, siamo passati da 3300 partecipanti a 6000 quest'anno, con ottocento persone iscritte alla zona blog, che offre 33 appuntamenti nel corso della settimana. La grande sfida è stata quella di riunire le tante motivazioni diverse che stanno dietro ad un blog, c'è chi vuol scrivere poesia e romanzi, chi è esperto di un argomento e blogga di quello, chi blogga del proprio cane o gatto, chi parla di prodotti che ama o che invece non ama. Ci sono molte motivazioni diverse e abbiamo cercato di portare qui al Campus Party tutti questi gruppi, per mescolare la gente in uno spirito di collaborazione. Non so cosa succederà di preciso, ma ci aspettiamo risvolti positivi, vedremo nei prossimi mesi cosa ha germinato in conseguenza di questo grande evento.

Spiegaci qualcosa della blogosfera brasiliana: non ci sono molte informazioni sul web nemmeno in lingua inglese. E' un mondo linguisticamente separato dal web internazionale.

Sì, nessuno scrive in inglese nella blogosfera brasiliana. Secondo Ibope net ratings ci sono circa 11 milioni di lettori di blog in Brasile (solo per l'utenza domestica) e circa 200/500 mila blog attivi, con un milione di blog aperti in totale.

No, non è possibile, leggevo oggi che in Italia ci sarebbero 300 mila blog, e siamo un paese molto piccolo. I blog in Brasile devono essere di più!

Sì ma di 170 milioni di abitanti, solo 40 usano Internet, e solo metà di questi sono utenti abituali. Quindi i numeri dei due paesi sono comparabili: molta gente usa poco Internet o non lo sa usare bene: per questo una parte di Campus Party è dedicata a combattere il digital divide, alla cosidetta inclusione digitale, specialmente per i giovani e le scuole.

In Italia Facebook è stato appena scoperto dai media, com'è la situazione in Brasile, come vedi lo sviluppo dei social network?

Qui l'amicizia è una cosa molto forte, il social network è molto sentito ma la gente non si sposta da Orkut perchè perderebbe tutti i contatti: Orkut è stata la prima piattaforma disponibile in portoghese e per questo si è imposta in tutto il paese. Bisognerà aspettare che qualche applicativo per Facebook si dimostri abbastanza utile e interessante da far spostare le persone. Tutti abbiamo degli amici e una famiglia, persone con cui rimanere in contatto, ma non tutti abbiamo capacità e voglia di esprimerci e condividere sul web. Non credo che i blog avranno una curva di crescita infinita: aumenteranno fin che tutta la popolazione sarà online, poi molti si renderanno conto di non esser nati per scrivere ogni giorno, e rimarranno attivi solo sui social network.

E i blog network?

Sono un modello interessante, si possono centralizzare molti costi e fare economie di scala, offrendo un servizio interessante. E' anche un'ottima maniera per crescere come autori.

Citizen Journalism?

I grandi portali sono organizzati, ma in maniera primitiva: spesso solo con una mail cui si possono spedire i contributi. L'audience di massa in Brasile rimane sui portali perchè ha un livello di alfabetizzazione basso, quindi non è nemmeno in grado di collaborare e creare contenuti di qualità semiprofessionale.

Vedo che i portali dei gruppi editoriali però hanno un'ottima offerta di blog editoriali, sembra che il Brasile a questo riguardo sia più maturo dell'Italia.

I gruppi editoriali tradizionali producono moltissimo e ripropongono i contenuti sui blog dei giornalisti, ma in genere non capiscono lo strumento che usano. Ad esempio, tengono aperti i commenti ma non l'autore non partecipa minimamente alla conversazione che nasce nei post.

E il mercato pubblicitario? E' interessato ai social media e ai blog?

Le aziende dell'hi tech cercano spazio online ma comprano dai portali tutto l'inventory, non riescono a raggiungere il 50% del pubblico che ormai non segue più i portali, quindi ad esempio i blogger. Per questo con Pólvora stiamo organizzando i blog più professionali in maniera da offrire uno spazio ai pubblicitari nei social media: abbiamo scremato tremila blog e lavoriamo con i post sponsorizzati su trecento blog indipendenti. L'anno prossimo il problema dei pubblicitari si manifesterà rispetto ad un intero segmento di popolazione, perchè i giovanissimi ormai crescono online e per raggiungerli è necessario fare pubblicità sulle piattaforme e nelle community più moderne.

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