Il concetto di "fase beta" sul Web è cambiato?

Il concetto di "fase beta" sul Web è cambiato?Il concetto di beta, oggi, va profondamente rivisto. Come noto, il termine sta ad indicare una fase dello sviluppo di un software o di un servizio su Internet in cui vengono sperimentate nuove funzioni, rinunciando alla stabilità e testando le caratteristiche.

Ci sono molti servizi, oggi, che continuano ad essere in fase beta, pur trattandosi di siti stabili. L'esempio più famoso è Gmail, lanciata da Google nel 2004 ed ancora in fase beta dopo quattro anni in cui è diventato il quarto servizio di email al mondo.

Così, mentre fino a poco tempo fa il concetto di beta rappresentava una fase di test e sperimentazione, oggi Google ha cambiato questo modo di lavorare, e per fase beta si intende un continuo miglioramento. Chris Anderson, redattore di Wired, sostiene questa nuova interpretazione, riconoscendo però che tutto è cambiato da quando è apparso il Web 2.0.

Al contrario, Jason Fried, CEO di 37 Signals, dichiara che molte aziende hanno sfruttato il termine "beta" come scusa per pubblicare servizi non completi o non stabili, soprattutto nel caso dei siti rilasciati in "beta pubblica".

Ovviamente la fase beta di un prodotto è necessaria: ma cosa succede quando questa viene aperta al pubblico? Qui si scontrano due opinioni differenti. Secondo Anderson non c'è nulla di male ad aprire al pubblico le beta di un prodotto: le idee di tutti aiutano a migliorare.

Fried, tuttavia, non è d'accordo: se si sta invitando il pubblico ad usare un servizio non si tratta di una beta, ma di un rilascio definitivo. Chiamare "beta pubblica" qualcosa, significa non assumersi le responsabilità dei malfunzionamenti di quel servizio.

Voi da che parte state?

Via | Gigaom.com

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