Abbiamo già avuto modo di parlare del caso Joel Tenenbaum, uno studente americano accusato dalla RIAA di aver condiviso brani musicali sulla rete Kazaa. Dopo aver rifiutato una proposta di patteggiamento, Tenenbaum ha attaccato tutta la strategia giuridica della RIAA.
Secondo Tenenbaum, le accuse presentano delle forme di incostituzionalità e c’è il dubbio che la RIAA si stia comportando come una forza di polizia privata.
Ora la richiesta di Tenenbaum e del suo gruppo di avvocati è di trasferire tutto il contenuto del suo processo su Internet. Il team di Harvard che sta seguendo la vicenda vuole che il processo venga diffuso in streaming e registrato per usi futuri. Attualmente il giudice ha detto di no.
Si attende ora la risposta della RIAA entro il 12 gennaio, che intanto sta riflettendo sulla possibilità di diffondere pubblicamente i contenuti dei processi. La RIAA potrebbe perfino rinunciare ad alcuni processi in atto, mentre l’avvocato della difesa, Nesson si chiede il motivo di questa indecisione.
Al momento la RIAA ha smesso di iniziare nuove cause, nonostante quelle già iniziate stiano continuando. Contemporaneamente Tenenbuam continua la sua “controaccusa” attraverso il gruppo su Facebook che ha aperto a dicembre. Una delle recenti pagine aperte sul gruppo si intitola: “Perchè la RIAA ha così tanta paura dell’opinione pubblica?” con un evidente riferimento ai tentennamenti della RIAA di diffondere il processo online.
Vale la pena, quindi, di seguire questo interessante processo in cui alcuni studenti di giurisprudenza di Havard stanno utilizzando i mezzi del Web 2.0 per riuscire a vincere la causa contro la RIAA.
Via | Arstechnica.com
nettuddo
09 gen 2009 - 13:16 - #1E’ comico vedere come l’opinione fiancheggia chi si inventa di tutto pur di farla franca esattamente come certi politici: la “polizia privata”, il processo in streaming, l’opinione pubblica, cavilli di qua e di là…. ma i fatti di cui è accusato li ha commessi oppure no? I fatti sono contro la legge oppure no?!
Non è che c’è molto da girarci attorno.
il nesso
09 gen 2009 - 17:22 - #2Guarda che non si tratta di farla franca, anche perchè è sicuramente più facile patteggiare che mettere in piedi un movimento del genere. Inoltre un conto è pagare e restare nell’anonimato, un altro è reagire e quindi esporsi pubblicamente. Quindi è proprio il contrario di quello che dici tu, è la RIAA che ricorda molto l’atteggiamento di certi politici, che muove le redini dietro le quinte e quando si trova esposta “stranamente” non sa cosa fare. E sempre per continuare sul parallelo politico, tra i 2 schiaramenti contrapposti, sicuramente è la RIAA (e i suoi analoghi internazionali) quella che ha più possibilità di farsi fare leggi ad personam qualora dovesse rischiare di perdere (e guardando le tante leggi che stanno nascendo ultimamenti in giro per il mondo, non è difficile capire che lo stanno già facendo).
E’ innegabile che alla fine, l’atto in sé (scaricare invece di comprare) è in qualche modo illegale, ma quando ti accorgi che “il danno” non lo stai facendo all’eventuale artista ma a questi colossi che usano organizzazioni come RIAA & company (che usano mezzi tutt’altro che legali per raggiungere i propri scopi), non so te/voi ma io considero più criminali questi signori che il povero cristo che s’è scaricato un paio di canzoni.
Hammer75
09 gen 2009 - 17:33 - #3Sicuramente la condivisione di materiale coperto da copyright è illegale, ma è per la sproporzione della multa che lascia poche parole.
E come se parcheggio in divieto di sosta e mi confiscano la casa.