Netiquette 2.0: considerazioni generali e finali

Eccoci all'ultima "puntata" della guida alla Netiquette 2.0, proposta da Tamar Weinberg ed iniziata qualche giorno fa.

Secondo la blogger, vi sono alcune cose da dire sull'"etichetta" da impiegare nei social media in generale. Tamar si riferisce a qualsiasi sito, compresi quelli di microblogging, di cui si è parlato nelle scorse puntate, ed a tutti gli altri simili.

"Postare con la testa", come recita una pubblicità TV, non è un concetto astratto. Spiega infatti Tamar che quando si frequentano tali siti, in un modo o nell'altro si lascia il proprio segno, una sorta di firma digitale. Occorre pensarci per tempo, prima di avviare relazioni un po' più spinte del semplice giocherellare, prima di lanciare opinioni a sfondo razziale, prima di criticare senza motivo.

Abusare in modo eclatante del proprio status di "star dietro a uno schermo" non salva: tali comportamenti sono controproducenti di persona come lo sono sui siti social. Pensare all'effetto che faranno i propri scritti prima di inviarli, dunque: se aveste vissuto a New York - spiega la blogger, intendendo una qualsiasi città reale e non una virtuale - e aveste incontrato qualcuno che con facilità apre bocca e commenta senza ritegno, non significa che subito dopo avreste fatto lo stesso a casa vostra.

In fin dei conti, un minimo di "professionalità", anche in un ambito disinvolto per natura come quello dei social site , davvero non guasta. Bisogna inoltre ricordare che non tutti i blogger saranno disposti a rimuovere un vostro commento velenoso solo perché dite loro che, quando lo avete scritto, eravate adirati.

Quindi, prima di cliccare su "Post" (s'intende "invia", ndB), occorre realizzare a fondo che quello scritto è prossimo a divenire uno dei tanti specchi della vostra identità e personalità, molto probabilmente destinato a non essere mai più cancellato. E potrebbe persino essere usato contro voi stessi.

In conclusione, Tamar ricorda che le community sui social media sono - o dovrebbero essere - lo specchio di relazioni vere, di conversazioni vere. Come tali, dovrebbero essere trattate e condotte come quelle reali. Non pensando, quindi, solo a sé stessi e alla propria mentalità, ma orientandosi alla collettività, alla community, all'utilità comune a tutti.

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