Un giudice federale ha annulliato il verdetto della giuria nei confronti di Jammie Thomas, accusata e condannata per aver scaricato file musicali sulle reti peer-to-peer.
Jammie Thomas era stata obbligata a pagare una multa di 222.000 dollari per violazione del diritto d’autore, ovvero 9.250 dollari per ognuno dei 24 brani musicali scaricati tramite Kazaa. La prima fase del processo si era conclusa con una vittoria della RIAA.
Tuttavia il caso si è riaperto dopo che l’avvocato della difesa Davis ha chiesto maggiori informazioni sulle prove della RIAA. Attraverso questo PDF è stato infatti notato come la RIAA non aveva prove sufficienti per accusare la signora Thomas.
Ecco quindi che ancora una volta la RIAA ottiene una sconfitta nei casi di accusa contro utenti spiati a condividere musica sulle reti di file sharing. Cosa ancora più importante, ancora una volta è stato stabilito che le prove raccolte dalla RIAA, attraverso le attività di spionaggio degli indirizzi IP, non hanno valore come prova.
Il giudice ha anche esortato il Congresso a modificare la legge sul download tramite reti p2p. Infatti spesso i risarcimenti, che negli Stati Uniti possono arrivare a 150.000 dollari a singola canzone, sono del tutto sproporzionati rispetto ai danni subiti da parte dell’autore.
Probabilmente la signora Thomas ha violato la legge e scaricato 24 canzoni, che però sono l’equivalente di circa tre CD, del costo totale di 54 dollari. Mentre nella prima sentenza era stata stabilita una multa di 222.000 dollari, ovvero oltre 4000 volte il valore dei CD.
Via | Blog.wired.com
zampo
26 set 2008 - 09:07 - #1“spesso i risarcimenti, che negli Stati Uniti possono arrivare a 150.000 dollari a singola canzone, sono del tutto sproporzionati rispetto ai danni subiti da parte dell’autore.”
Sproporzionati?!?! Sono del tutto folli!!!
Ma stiamo scherzando?!? 4000 volte il valore del CD!!!!
xedxgex
26 set 2008 - 09:10 - #2E’ inammissibile che nel 2008 si insegua ancora il percorso delle Royalties!!
Gli autori sicuramente hanno diritto sulla paternita’ delle loro opere, ma forse le case discografiche farebbero bene a:
1) rivedere le percentuali da dare all’autore
2) abbassare in genere i prezzi
3) permettere il download gratuito di alcuni brani
moadib978
26 set 2008 - 09:34 - #3E’ una vittoria di natura processuale più che sostanziale.
L’inutilizzabilità della prova è divenuta decisiva nel procedimento decisionale. In u.s.a. su questi temi (nullità / inutilizzabilità delle prove) sono molto avanti, perchè il loro sistema processuale è ispirato al contraddittorio pieno e reale tra accusa e difesa.
Vi è stata solo una applicazione in via analogica di uno dei pricipi cardine del sistema di diritto di common law…nessuna grossa novità….
Hetfield90
26 set 2008 - 11:05 - #4questa cosa andava avanti da molto..
oceanoweb
26 set 2008 - 11:22 - #5Bene, visto che la Riaa con le sue pretese è paragonabile ad una associazione a delinquere !
Fino a 150.000 dollari per canzone , se non è estorsione quella !
audacity
26 set 2008 - 11:28 - #6Le case discografiche hanno tutto il diritto a chiedere il risarcimento in casi come questo, ma deve essere proporzionato! Per 3 CD 500$ di multa sono adeguati.
Rafa
26 set 2008 - 12:57 - #7Quindi in America se mi rubano il portatile, che diciamo vale 1.000$ nel momento in cui beccano il ladro questo deve darmi 4 milioni di dollari? :)
Legione
26 set 2008 - 19:09 - #8@ Rafa
E ti lamenti?!