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Secondo un giudice americano non è possibile costringere un uomo a rivelare la propria chiave PGP

Pubblicato: 21 ago 2008 da PG

Secondo un giudice americano non è possibile costringere un uomo a rivelare la propria chiave PGPUn giudice federale del Vermont ha stabilito che i pubblici ministeri non possono costringere una persona a decriptare il proprio hard disk rivelandone la chiave PGP.

Il caso riguarda un uomo accusato di aver trasportato sul suo computer attraverso la frontiera canadese materiale pedopornografico. Il giudice ha dichiarato che il Quinto Emendamento protegge il diritto dell’accusato di non testimoniare contro se stesso.

Lo stesso discorso vale, quindi, per le password. Questa sentenza potrebbe diventare un punto di riferimento importante per quanto riguarda la questione se un criminale debba essere costretto o meno a rivelare le password del proprio PC.

Molti pubblici ministeri considerano le password o le chiavi PGP come le chiavi di cassette di sicurezza che contengono documenti incriminanti. Negli Stati Uniti una persona può essere costretta, infatti, a consegnare una chiave di questo tipo.

Orin Kerr, ex procuratore del Dipartimento di Giustizia, condivide con questo punto di vista, riconoscendo che si tratta di un provvedimento duro ma necessario.

Altri, invece, sono contrari e, appellandosi al quinto emendamento, chiedono che questo venga applicato anche alle chiavi crittografiche. Una chiave PGP, infatti, può essere considerata come testimonianza.

Ma il caso in questione non è semplice. Il computer incriminato, quando ha passato la frontiera canadese il 17 dicembre 2006, è stato aperto da un funzionario che ha scoperto migliaia di immagini di pornografia infantile.

La chiave PGP, quindi, è stata inserita successivamente. E’ possibile che i pubblici ministeri siano in grado di stabilire che il computer contenesse immagini pedopornografiche perchè almeno due agenti federali lo hanno visto.

Ma questa sentenza potrebbe avere un improtante impatto per quanto riguarda la privacy.

Via | News.cnet.com

Foto | Flickr

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13 commenti

Commenti dei lettori

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  • Fabioo

    21 ago 2008 - 10:44 - #1
    1 punto
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    Mi sembra assurdo come vietare le intercettazioni… non importa se hai fatto un reato, il principio che deve valere è che se le informazioni per dimostrare il tuo reato le devo ottenere in maniera non ortodossa, è peggio del tuo reato.

    BAH.

  • Profilo di Boss_Frog

    Boss_Frog

    21 ago 2008 - 11:13 - #2
    -2 punti
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    si beh fabio vorrei vedere se un bambino a te caro venisse molestato da un pedofilo.. io personalmente me ne sbatterei dei suoi diritti

  • Profilo di neolinux

    neolinux

    21 ago 2008 - 11:18 - #3
    0 punti
    Up Down

    Secondo me, se hai fatto un reato di quel genere, e sei sotto processo, allora DEVONO vedere i dati contenuti in un disco/chiavetta/partizione. Ma se il reato e’ ben altro, allora dovrebbero attaccarsi, in quanto i miei dati criptati, non devono e non possono essere visti da nessuno. (se li ho criptati, e’ perche’ non voglio farmeli rubare/copiare).

  • nettuddo

    21 ago 2008 - 12:09 - #4
    0 punti
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    Voi siete tutti bravi a parole: “devono”, “me ne sbatto dei suoi diritti”. E se l’imputato non vi rivela la chiave cosa fate, lo torturate?

  • Fabioo

    21 ago 2008 - 14:23 - #5
    0 punti
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    #2 : mi son spiegato male… sono d’accordo al 100% con te!

    intendevo mi sembra assurdo di fronte a certi reati consentire cavilli per non punire i colpevoli.

    #3 : eh no… o sempre o mai. SE presumo che hai fatto un reato, non importa quale, è giusto poterli vedere.

    Tra le righe sembra che dici che contro la pedofilia si deve vedere il contenuto dell’HD, se hai scaricato da bittorrent no… NON VALE!

    Penso che i magistrati(e solo loro) debbano sempre poter vedere cosa c’è dentro.

  • Fabioo

    21 ago 2008 - 14:24 - #6
    0 punti
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    #4 : nessuna tortura, gli do automaticamente il massimo della pena prevista per il reato contestato, perché gli ho dato la possibilità di provare la sua innocenza ma ha rifiutato.

  • Profilo di mucio

    mucio

    21 ago 2008 - 14:44 - #7
    0 punti
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    Fabioo questo non si può, vale la presunzione d’innocenza non di colpevolezza. L’unica è trovare un modo per decrittare l’hd o incastrarlo. Però mi domando, avete presente quei software per recuperare dati cancellati o sovrascritti? non potrebbero usare qualcosa del genere? basterebbe sgamare qualche foto e in prigione senza passare dal via

  • nettuddo

    21 ago 2008 - 14:48 - #8
    0 punti
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    “Fabioo questo non si può, vale la presunzione d’innocenza non di colpevolezza”

    Quando dico che a parole sono tutti bravi… ci vuole niente a incenerirei principi del diritto e i diritti umani.

  • Fabioo

    21 ago 2008 - 14:52 - #9
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    nettuddo avresti ragione… ma in questo caso ti do l’occasione di produrre prove a tua discolpa(mostrando il contenuto dell’HD), tu legittimamente ti rifiuti di farlo, quindi assumo la tua colpevolezza.

    Il diritto alla difesa non è negato, sei tu che ci rinunci… che diritto umano violo condannandoti?

    Diverso è se i dati fossero irrecuperabili perché chessò danneggiati… in tal caso giusto presumere la tua innocenza.

  • nettuddo

    21 ago 2008 - 16:15 - #10
    0 punti
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    Si violano principi del diritto assumendo la colpevolezza (e diritti umani volendo costringere l’imputato a consegnare la propria chiave). Non si scappa…

  • Fabioo

    21 ago 2008 - 16:42 - #11
    0 punti
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    Hai ragione, non c’è niente da fare.

    Qualunque tipo di indagine viola i diritti umani.
    La magistratura stessa viola i diritti umani.

    Non si scappa da cosa? ma dai… non lo obblighi a consegnare la chiave, gli dai la possibilità di smentire la testimonianza del funzionario che prova la sua colpevolezza.

  • Developer

    22 ago 2008 - 08:30 - #12
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    Vale l’assunzione di innocenza. Inoltre esistono casistiche molto più complesse: ad esempio i dati cifrati potrebbero essere prova di un reato diverso da quello per cui si è accusati (per esempio: materiale sovversivo o reato di opinione).
    Il forcaiolismo, per quanto possa essere inumano il reato addotto, è sempre più pericolo del reato stesso.

    Per fortuna (non è ancora) gente come te che scrive le leggi.

  • Fabioo

    22 ago 2008 - 10:44 - #13
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    e dai… voi chiamate forcaiolismo il voler trovare i cavilli che prendete per cosa buona e giusta.

    Sono contro torture e violazioni dei diritti umani, ma qui si chiede solo al tizio di “dare le chiavi” per dimostrare la sua innocenza contro l’accusa del funzionario.

    E’ giusto abbia il diritto di discolparsi… altrimenti potrei assumere che la testimonianza del funzionario sia vera e condannarlo per quello.

    PRESUMO sia innocente, e gli do la possibilità di dimostrarlo ed eventualmente denunciare per calunnia il funzionario che lo accusa. Cosa c’è di male in questo? I dati son li disponibili, e solo il proprietario della chiave non lo consente.

    E… se non fossero stati criptati, e quindi gli investigatori avessero potuto guardarci dentro… avrebbero violato i suoi diritti solo perché hanno cercato prove?

    Qui non sono dati non ottenibili per cui si presume la colpevolezza(e si violerebbero i suoi diritti), solo difficilmente leggibili… si potesse senza chiave cosa cambierebbe?

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