Tutti ci colleghiamo alla stessa internet, ma spesso il nostro approccio è completamente differente per quanto riguarda i modi di connessione e le misure di sicurezza che tendiamo a intraprendere. È la conclusione di un rapporto commissionato da Accenture, che mette in evidenza come le differenze principali dipendano dal posto in cui si vive e dall’età della persona.
Secondo i risultati, anticipati da Ars Technica, circa il 90 per cento degli intervistati crede che prevenire i furti d’identità sia una responsabilità personale. Il problema, però, è che vengono usate le stesse password addirittura per quattro o cinque account alla volta (operazione, sappiamo, sconsigliata da tutti gli esperti in sicurezza). Se, invece, si utilizzano password diverse, è difficile poi associarle poi ai servizi Web: e così si tende - altra tendenza sbagliata - ad appuntarle su fogli di carta.
In generale, inoltre, solo il sette per cento degli intervistati cambia regolarmente le password dei servizi più importanti, così come consigliato.
La ricerca guarda anche all’uso delle connessioni Wi-Fi, considerato che queste sono più difficili da tenere in sicurezza. Poco più della metà della popolazione intervistata usa il Wi-Fi a casa, e i fan del mezzo sono sicuramente i più giovani. Il problema è che molti si fidano troppo della sicurezza delle reti senza fili, e utilizzano i servizi bancari e i pagamenti con carta di credito anche quando si trovano su reti non protette (una piccola curiosità: gli uomini “rubano” connessioni a internet Wi-Fi non protette il doppio di quanto facciano le donne).
La ricerca scandaglia anche i sistemi anti-virus: mentre praticamente nessuno si sogna di utilizzare il computer senza una protezione, in pochi però tengono questa protezione aggiornata; inoltre, solo un terzo degli intervistati effettua un backup su base settimanale.
A prestare grande attenzione alla sicurezza e ai backup, soprattutto le fasce più anziane e più ricche della popolazione.
L’età media dei partecipanti al sondaggio, svolto prevalentemente in Inghilterra e Stati Uniti, è di 46 anni; il margine di errore è del 3,5 per cento per il totale degli intervistati.
Foto | Flickr
Via | Ars Technica
ClaudioBG
23 apr 2008 - 16:21 - #1Per capire l’importanza del backup bisogna sperimentare almeno una volta la perdita dei propri dati! ;-) Poi vedi come imparano tutti a farlo, il backup!!!
cyberjabba
23 apr 2008 - 16:52 - #2#1
eheheh +1 ;)
JobbeX
23 apr 2008 - 17:21 - #3quoto in piano Claudio.
cirio
23 apr 2008 - 19:25 - #4mmm..vorrei esprimere il mio parere riguardo ad alcune affermazioni:
“altra tendenza sbagliata - ad appuntarle su fogli di carta.”
..non sono del tutto d’accordo, penso invece che per utente medio, irrediabilmente sbadato ed imbranato sia utile.Parliamoci chiaro, la metà di coloro che usano il pc lo fanno per msn,immagini,giochi, se si presenta un problema vanno in panico e contattano immediatamente un tecnico. I dati rischiano di essersi già persi.
“mentre praticamente nessuno si sogna di utilizzare il computer senza una protezione”
Dipende dal sistema operativo, utilizzo quotidianamente linux (distro ubuntu) e non ne sento il bisogno di un antivirus; capisco comunque che se anche non è stato precisato ti riferivi a s.o di casa Microsoft.
Spero che non censurerai questo mio pensiero in merito all’articolo;) grazie +1 oknotizie
Fffflash
23 apr 2008 - 21:10 - #5Quoto Claudio anch’io. Non sapete quante volte amici sono venuti a dirmi: ho perso la tesi, ho perso la relazione di lavoro… E quando gli dicevo: “va beh, quando hai fatto l’ultimo backup?” mi guardavano come fossi un marziano…