La RIAA si comporta come una mafia

pubblicato: lunedì 24 marzo 2008 da PG in: Peer-to-peer Diritti digitali

La RIAA si comporta come una mafiaFanno sempre più discutere le strategie usate dalla RIAA per intimare gli utenti dallo scaricare dalla rete file protetti dal copyright. Molti sono gli utenti che si lamentano di questo atteggiamento arrogante.

Theresa Poletti segnala sulle colonne del TheInquirer che la RIAA si comporta come una mafia, proprio come la malavita che spesso usa atteggiamenti intimidatori e minacce nei confronti dei suoi nemici. Un esempio può essere l’invio di lettere intimadatorie a studenti universitari, in cui viene chiesto loro di pagare multe di migliaia di dollari oppure di affrontare azioni legali.

La Poletti dichiara che, pur non condividendo il file sharing, è contraria alle tattiche della RIAA, sempre più simili ad estorsioni. Anche secondo Robert Talbot, professore di diritto presso l’Università di San Francisco, le lettere contengono minacce che hanno degli effetti devastanti sui ragazzi di 17 o 18 anni, che generalmente non hanno abbastanza soldi per pagarle.

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Gli studenti spesso tentano di negoziare, senza però ottenere molto. La RIAA si dimostra soddisfatta solo quando ottiene i soldi oppure avvia una azione legale in tribunale. Secondo queste testimonianze la RIAA dovrebbe modificare la propria visione del mercato e soprattutto cercare di adeguarsi ai nuovi modelli di business e alla realtà delle nuove tecnologie.

La RIAA ha ottenuto una grande vittoria lo scorso ottobre quando una giuria ha dichiarato colpevole Jammie Thomas, una madre single che è stata condannata a pagare 222.000 dollari per aver scaricato 24 brani.

Anche la signora Andersen è stata accusata, ma la querela della RIAA è stata per adesso respinta. Una settimana fa la Andersen ha depositato una denuncia contro la RIAA per maltrattamenti e minacce.

La Poletti e la Andersen si rifanno ad una legge americana, US federal Racketeer Influenced and Corrupt Organization Act (RICO), il cui statuto è stato approvato per evitare l’insorgenza di associazioni mafiose negli Stati Uniti.

Via | Theinquirer.net

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Commenti dei lettori

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  • maicolpiton

    24 mar 2008 - 11:44 - #1
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    ma su che base quella poveraccia deve sborsare 222.000 per 24 brani del valore di non più di 20 complessivi, perchè li ha uploadati? è pazzia, sopratutto mentre chi si ubriaca e tira sotto qualcuno rimane libero, o mentre è semrpe possibile per ogni studente spostato acquistare un mitra e fare un giro nel campus.

  • verogabri

    24 mar 2008 - 20:48 - #2
    3 punti
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    Invece la SIAE che ha imposto il “pizzo” sui cd e dvd vergini, le schede di memoria e qualunque altro dispositivo che potrebbe contenere un file mp3 che cosa sarebbe? Forse un ente caritatevole?

    Per pizzo intendo la tassa che si paga sui media digitali a titolo di risarcimento per la pirateria dei p2p illegali.

  • Profilo di Nicola

    Nicola

    24 mar 2008 - 22:11 - #3
    2 punti
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    Non ho parole. Spero tanto che prima o poi gli torni tutto indietro, non so che altro dire… la mammina che ha scaricato 24 brani non è certo la causa dei problemi legati al p2p. Se anche ha infranto una legge, la pena è evidentemente troppo sproporzionata (chi non lo capisce è un idiota). Tutto questo mi fa schifo, punto.

  • Profilo di @go

    @go

    26 mar 2008 - 12:26 - #4
    0 punti
    Up Down

    Ma infatti, non si può rovinare la vita ad una persona per 24 brani, va bene la multa ma al max 222 dollari non 222.000!!!

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