Tim Berners-Lee contro la tracciabilità in rete

Tim Berners-Lee contro la tracciabilità in reteQuando a parlare è l'inventore del World Wide Web non si può che ascoltare attentamente: in una intervista alla BBC Tim Berners-Lee si schiera contro quegli ISP che divulgano i dati riguardanti la navigazione degli internauti, spiegando che la privacy in rete non è un mero esercizio di rivendicazione dei diritti bensì una condizione essenziale per evitare il grande fratello globale.

Berners-Lee è contrario a permettere che il suo ISP registri i siti visitati e propone un possibile scenario per far capire le conseguenze: una assicurazione potrebbe aumentare il premio della polizza sulla vita di un cliente/netizen che benchè non sia malato abbia raccolto molto informazioni in rete sul cancro; informazioni che potrebbero far pensare all'assicuratore di avere a che fare con un soggetto con delle predisposizioni verso quella malattia. E propone che sia il netizen, in quanto proprietario della propria cronologia, a gestire i dati personali, che ne venga fatto commercio o meno.

Il giusto Internet Service Provider auspicato non detiene né divulga i dati personali dei propri clienti, esattamente come fa, continua il pluridecorato scenziato inglese con un altro esempio, la società fornitrice dell'acqua, la quale non si cura dell'uso che ne viene fatto akll'interno delle proprie mura di casa. Quello che Berners-Lee vuole evitare è che si possa facilmente accedere a tutto ciò che viene scritto, letto o visto su internet da un certo utente: immaginate l'effetto che potrebbero avere queste informazioni durante un colloquio di lavoro, o se ne venissero a conoscenza i parenti più stretti (siano genitori o figli).

Via | Technorati.com

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