Garante Privacy: Peppermint sbaglia a spiare gli utenti P2P

Peppermint RecordsAvevamo parlato lo scorso anno del caso Peppermint e delle antipatiche raccomandate recapitate a casa degli utenti P2P. Dopo aver monitorato il traffico di rete ed essere risalita agli indirizzi ip, la società si era fatta dare i nominativi degli utenti chiedendoli ai providers, che dal canto loro non si erano opposti alla richiesta.

Come letto anche su Crimeblog, le proteste e le perplessità degli utenti, sono state confermate dal Garante della Privacy che ha indirettamente ribadito un fatto talmente logico da poter essere considerato banale. Se le aziende vogliono intraprendere azioni legali, devono farlo attraverso la pubblica autorità e non possono sostituirsi alla Polizia Postale nel rintracciare gli utenti e nell'accusarli di aver commesso fatti illeciti.

Detto questo, come vi ponete nei confronti del download di materiale protetto da copyright?

Nella pagina successiva, il testo integrale del Comunicato Stampa del Garante.


Internet: illecito ''spiare'' gli utenti che scambiano file musicali e giochi

Le società private non possono svolgere attività di monitoraggio sistematico per individuare gli utenti che si scambiano file musicali o giochi su Internet.

L'Autorità per la privacy ha chiuso l'istruttoria avviata sul "caso Peppermint", la società discografica che aveva svolto, attraverso una società informatica svizzera (la Logistep, utilizzata anche dalla società Techland con riferimento a software relativi a giochi), un sistematico monitoraggio delle reti peer to peer (P2P). Tramite l'utilizzo di software specifici, le società avevano individuato numerosissimi indirizzi IP (che identificano i computer collegati ad Internet) relativi a utenti ritenuti responsabili dello scambio illegale di file: erano poi risaliti ai nomi degli utenti, anche italiani, al fine di potere ottenere un risarcimento del danno.

Il Garante, richiamando anche la decisione dell'omologa Autorità svizzera, ha ritenuto illecita l'attività svolta dalle società.

Innanzitutto, ha ricordato il Garante, la direttiva europea sulle comunicazioni elettroniche vieta ai privati di poter effettuare monitoraggi, ossia trattamenti di dati massivi, capillari e prolungati nei riguardi di un numero elevato di soggetti. É stato, poi, violato il principio di finalità: le reti P2P sono finalizzate allo scambio tra utenti di dati e file per scopi personali. L'utilizzo dei dati dell'utente può avvenire, dunque, soltanto per queste finalità e non per scopi ulteriori quali quelli perseguiti dalle società Peppermint e Techland (cioè il monitoraggio e la ricerca di dati per la richiesta di un risarcimento del danno).

Infine non sono stati rispettati i principi di trasparenza e correttezza, perché i dati sono stati raccolti ad insaputa sia degli interessati sia di abbonati che non erano necessariamente coinvolti nello scambio di file.

Sulla base del provvedimento del Garante (di cui è stato relatore Mauro Paissan), le società che hanno effettuato il monitoraggio dovranno ora cancellare, entro il 31 marzo, i dati personali degli utenti che hanno scambiato file musicali e giochi attraverso il sistema P2P.

Roma, 13 marzo 2008

  • shares
  • +1
  • Mail
6 commenti Aggiorna
Ordina: