La rete non è qualcosa che sta ferma. E probabilmente mai come in questo momento stiamo assistendo a terremoti e stravolgimenti nel modo in cui utilizziamo Internet e i suoi servizi. Non solo, perchè proprio attraverso le innovazioni degli ultimi anni, molti degli aspetti della società moderna stanno cambiando, dalla fruizione dei contenuti televisivi al giornalismo su carta stampata, fino all’industria dell’intrattenimento musicale e cinematografico.
E’ facile aspettarsi, quindi, numerosi cambiamenti proprio nel modo in cui la rete funzionerà in futuro. Una nuova rete, infatti, è in fase di progettazione e molto più potente di quella attuale. Come sappiamo, l’attuale rivoluzione che ha investito Internet in questi anni va sotto il nome di Web 2.0, e con questo termine intendiamo tutto l’insieme di servizi e reti sociali (Facebook, YouTube) e blog che hanno permesso agli utenti di diventare a pieno diritto autori degli stessi contenuti.
Ciò che prevedono gli ingegneri nei prossimi anni è una nuova rete che sarà in grado di connettere ogni aspetto della nostra vita digitale, che si tratti di un sito, o di una email, oppure di un nostro file presente su un PC. Si potrà raggiungere l’obiettivo di collegare tutti questi elementi grazie all’intrinseca “intelligenza” di Internet (prevedendo appunto che la rete stessa diventi intelligente). E’ quello che è stato chiamato “web semantico” o più semplicemente Web 3.0. In linea generale si definisce Web 3.0 un tentativo di riformare radicalmente l’attuale piattaforma su cui si basa Internet, in modo che possa “capire” le informazioni che manipoliamo ed aiutarci a creare i collegamenti con le varie attività ad esse collegate.
Se, infatti, il Web 2.0 sfrutta l’intelligenza di ogni singolo utente o di grandi folle (reti sociali) per creare contenuti di qualità, con il Web 3.0 si spera che sia Internet stessa a pensare e ad agire. Se i primi 10 anni di Internet sono serviti a costruire la piattaforma, e i successivi 10 sono serviti per riempirla di contenuti, ora i prossimo 10 anni serviranno a connettere tutte queste informazioni in maniera dinamica e intelligente.
Un esempio molto pratico di come dovrebbe agire il Web 3.0 è il funzionamento dei motori di ricerca: il risultato che si vuole ottenere è fare in modo che le capacità di un motore di ricerca gli permettano di rispondere a pieno a domande come “Quale presidente degli Stati Uniti è morto di malattia?”. Ovviamente anche adesso un motore di ricerca sarebbe in grado di trovare risposte a questa domanda, dato che la rete sa che Reagan è stato presidente degli Stati Uniti e che il morbo di Alzheimer è una malattia. Ma l’obiettivo è fare in modo che il web risponda a domande di questo tipo in maniera discorsiva, secondo il linguaggio naturale dell’uomo.
Ma il Web 3.0 non significa solo ricerca. Uno dei temi ricorrenti è la creazione di piattaforme aperte, secondo l’idea che un sito oppure un dispositivo non devono avere limiti, e devono essere in grado di ospitare qualsiasi funzionalità. Come un grande e potentissimo cervello elettronico, Internet dovrebbe permette a tutti di creare contenuti, spostarli, creare siti, modificali, attraverso semplici operazioni di drag&drop, nella piena compatibilità tra piattaforme.
Tutto questo diventerà realtà? Nessuno può rispondere a questa domanda. Ma intanto enormi quantità di denaro si muovono per cambiare gli attuali servizi e per cambiare radicalmente la vita delle persone.
Foto: Flickr
sandokan71
13 mar 2008 - 10:05 - #1Secondo me chi parla di web 3.0 non sa che sta dicendo. Il 2.0 è già una rivoluzione e lo è grazie agli utenti e alla teconologia Ajax, cioè html+xml+css+javascript.
Ovvero il fine (i contenuti) e il mezzo (Ajax).
Ora qualcuno se ne esce con la internet che pensa, che ci risponde come un essere umano. E’ questa una rivoluzione pari al web 2.0 tale da definirla 3.0? L’impressione è che chi parla di queste cose non sa nemmeno che significa 2.0 o 2.1 o versione beta. Saltare di 1 unità nell’informatica vuol dire enormi cambiamenti. Quello che dicono loro non è enorme e nemmeno un esigenze sentita da chi nella rete ci vive e la usa per vivere.
Usare un pacchetto di software come office sul web, questa è una rivoluzione ed è web 2.0. Creare un sito con i video e le foto degli utenti che fanno tutto da se, questo è web 2.0.
Il web 3.0 non lo sa nessuno come sarà, come nessuno aveva immaginato come sarebbe stato il 2.0.
^_^
Ratatouille
13 mar 2008 - 11:48 - #2Sandokan, non diciamo cavolate.
Innanzitutto il concetto fondamentale è che i sistemi di versioning del tipo 2.1, 2.1a2, 2.1.13 si applicano ai singoli software. Ti sembra che “Internet” sia un programma? No che non lo è.
“Web 3.0″ è semplicemente una “definizione” (arbitraria come tutte le definizioni) che è stata data alla futura rivoluzione che subirà la rete (sistema ben più complesso).
Seconda cosa: coloro che l’hanno deciso (decisione collettiva) non sono certo dei profani o sprovveduti.
E inoltre tu ti chiedi: una “internet che pensa, che ci risponde come un essere umano. E’ questa una rivoluzione pari al web 2.0 tale da definirla 3.0?”
E ti rispondi che non lo è. Tuo punto di vista molto discutibile.
Secondo me un tale effettivo passaggio andrebbe chiamato come minimo Web^2 o Web^3 (al quadrato o al cubo), per sottolineare il salto fondamentale, dato che per ora è una cosa che non esiste affatto in informatica. Rimanendo in ambito lineare è direi doveroso quantomeno il salto di un’unità.
Saluti
sandokan71
13 mar 2008 - 12:20 - #3Ratatouille, internet è un qualcosa di imprevedibile proprio perché non è uno che la fa ma la collettività, intesa sia come utenti che come singoli programmatori o softwarehouse in genere.
Un motore di ricerca che risponde in modo discorsivo è un pezzo di web. Fare siti in modo facile e con semplici drag&drop già ci sono, i blog vari, i siti amatoriali fatti con tool semplici messi su spazi web gratis o a pagamento.
Questo web 3.0 che dicono, non esiste, fa figo usare questo termine ma è appunto sbaligato. Ma poi, ancora stiamo godendo dell’arrivo del 2.0 che questi pensano al 3.0!!!
E’ solo per pubblicare articoli e magari libri.
roger non loggato
13 mar 2008 - 14:05 - #4sandokan
si ma non puoi fare il discorso del “salto di unità” imho proprio perchè ad esempio non c’è MAI stata un internet 1.5 o 1.7 o 2.1.
In internet i cambiamenti quando arrivano arrivano, che piaccia o meno, e la rete si mette d’accordo per definire quella rivoluzione quando arriva e se arriva. Del web 3.0 se ne parla da tempo ed è ovvio che si vada in quella direzione..che poi il tutto accada tra 1 o 10 anni poco importa..La rete si evolve. Privacy permettendo.
Sbronzo di Riace
13 mar 2008 - 16:56 - #5e non avete visto ancora il Web 4.25 e il 5.5 e il 6.75
c’è da rabbrividire :-)
Superbisco
13 mar 2008 - 17:19 - #6Mamma mia, ma ste stro…te come le tirano fuori.
Il Web 2.0 è stato definito tale dopo la sua nascita, dopo la sua esplosione anzi.
Uno che annuncia il Web 3.0 è solo un cretino, che non sa nulla di IT.
CarloV
13 mar 2008 - 18:12 - #7se ne parla anche un pò nell’introduzione del famoso libro (che consiglio a tutti) WIKINOMICS
cmq io credo che in informatica tutto sia possibile e ritengo che l’obbiettivo principale di internet dovrà essere proprio quanto scritto nell’articolo:
“Uno dei temi ricorrenti è la creazione di piattaforme aperte, secondo l’idea che un sito oppure un dispositivo non devono avere limiti, e devono essere in grado di ospitare qualsiasi funzionalità. Come un grande e potentissimo cervello elettronico, Internet dovrebbe permette a tutti di creare contenuti, spostarli, creare siti, modificali, attraverso semplici operazioni di drag&drop, nella piena compatibilità tra piattaforme.
Pio Alt
13 mar 2008 - 23:35 - #8Neanche a me piace parlarne adesso che ancora non è disponibile però il web semantico è qualcosa di specifico del quale quindi si può trattare, i concetti ci sono e anche alcune applicazioni pratiche pare, almeno nei laboratori universitari (degli stati uniti… dei nostri non so :-) )
La questione è che i contenuti ora come ora bisogna cercali indicando le parole con le quali sono scritti, se si cerca “casa” non si troverà mai un documento dove è chiamata sempre “abitazione” e mai “casa”, mentre con il web semantico dovrebbe essere possibile in virtù del fatto che altrove ci sia scritta la parola “casa” insieme a quella “abitazione” e sia indicato che le due parole hanno una relazione tra loro tipo “la casa è una abitazione”, cioè si passerebbe dalle parole al loro significato. Qualcuno pensa che questa relazione sia possibile trovarla e considerarla a partire dalla grande mole di dati già ora presenti nel web 1.0 e in quello 2.0 ma io personalmente non ci credo :-) mi sono sbagliato altre volte :-) oppure bisognerebbe che i documenti da ora in poi fossero corredati di una loro descrizione, di dati ulteriori rispetto al contenuto, che descrivano il contenuto stesso… almeno così ho capito io, ci vorrebbero delle “tabelle dei significati” che ora non mi ricordo come si chiamano bene… Questi nuovi dati e le tabelle bisognerebbe farli a mano però, non si potrebbero usare i file già presenti che non hanno questi metadati, meta tag^2…
Tutto parte dalla ricerca sul linguaggio, sulla costruzione delle frasi, che non è cosa di oggi ma di parecchio tempo fa…
Quindi il nome di web 3.0 sarebbe sì giustificato dalla innovazione che ci sarebbe, anche se 3.0 non ha un valore semantico di per se stesso, ma solo in relazione al fatto che il web è semantico e lo si chiama così…
Poi c’è la questione della interoperabilità che se una qualche ditta di sistemi operativi si mettesse in testa di usare un formato tutto suo per segnare i metadati, o le tabelle, allora… sarebbero web amari!