L’ex agente dell’FBI Patrick Dempsey ha iniziato giovedì un dibattito sulla sicurezza in Internet. Dempsey ha insistito sul fatto che esistono utenti che usano Internet per condividere informazioni e per altri aspetti positivi, mentre esistono tanti altri utenti che sfruttano la rete per scopi illeciti.
La sua idea, quindi, sarebbe di avere due reti parallele, Internet #1 e Internet #2 (non stiamo scherzando). Le persone che desiderano una maggiore sicurezza dovrebbero accedere a Internet #2, che richiederebbe una registrazione per l’accesso e maggiori credenziali per la navigazione. Mentre chi volesse meno sicurezza potrebbe continuare ad usare Internet #1, ovvero la cara e vecchia rete da noi tutti conosciuta. Quali sarebbero i rischi di Internet #1? Ma ovviamente i soliti: virus, furto di identità, bot ecc…
Per l’ex agente FBI la creazione di una rete più sicura permetterebbe la risoluzione dei tanti problemi che oggi affliggono Internet, utilizzando tecniche sofisticate di antiphishing, rendendo più sicuri i sistemi operativi e i browser. Inoltre bisognerebbe seguire, sempre secondo Dempsey, un corso per accedere su Internet, ottenendo una specie di patente. Se così fosse, probabilmente, non ci sarebbe bisogno di una seconda Internet, basterebbe usare la vecchia, ma con i mezzi e le conoscenze giuste.
Ma non è così semplice. Non tutto dipende da Internet, poichè le leggi che regolano l’accesso alla rete non sono uguali in tutti i paesi. Prendiamo in considerazione l’attenzione che vi è in alcuni Stati nel seguire i flussi di denaro virtuale. Mentre in altri Stati esiste una pesante censura. Pensiamo a ciò che sta accadendo in Pakistan, oppure alla censura che avviene in Cina.
Una soluzione, quindi, potrebbe essere la creazione di grandi firewall a livello nazionale, che funzionerebbero come grandi barriere. Ma è davvero questo che vorremmo ottenere in nome della sicurezza? Forse no. Sarebbe in antitesi con l’essenza di Internet: permettere la comunicazione a livello globale.
Si, forse sarà impossibile impedire ad un ladro di uno Stato di rubare soldi ad un utente connesso dall’altra parte del mondo. Ecco perchè, forse, la soluzione sarebbe la creazione di una nuova Internet, da zero.
Foto: Flickr
Via | Arstechnica.com
maxg
02 mar 2008 - 02:04 - #1con la prossima generazione si risolverà tutto, ormai i ragazzini vivono sulla rete.
groucho_nt
02 mar 2008 - 12:24 - #2le regole e le leggi che servono per mettere paletti ovunque sono surrogati di buon senso che ormai chiunque dovrebbe avere; chi auspica leggi e controlli su cose che non capisce non fa altro che dichiarare la sua inettitudine e le sue paure
groucho_nt
02 mar 2008 - 12:28 - #3(provocazione) …e aggiungerei: se proprio vogliamo fare i talebani certifichiamo anche i “nodi” di accesso ad internet, semplicemente bandendo a priori le “macchine” non sicure che per avere una parvenza di sicurezza devono avere installati software antivirus, antispyware e antitutto, solo per supplire a vistose carenze di architettura che permettono ad un browser di accedere a cartelle di sistema per installare qualunque monnezza di software nel breve lasso di tempo di un click
buzioz
02 mar 2008 - 14:57 - #4Che gran cazzata…
Sono d’accordo con maxg “con la prossima generazione si risolverà tutto, ormai i ragazzini vivono sulla rete.”
Ormai vengono fregati solo quelli ignoranti e tonti o che pensano di essere molto furbi.
verogabri
02 mar 2008 - 18:11 - #5La sicurezza in rete si può raggiungere solo rendendo consapevoli dei problemi quelli che ci navigano.
I ragazzini di oggi non risolveranno niente se non capiscono l’importanza di un antivirus, di un firewall o di quali rischi corrono ad usare programmi pirati.
Girando per i forum mi capita di leggere di gente che non usa nessuna precauzione quando naviga e usa allegramente programmi di dubbia provenienza per poi scoprire con orrore di avere il pc pieno di virus o altro malware.
Per non parlare degli zombi delle bot.net