Google Health muove i primi passi

Google aidSicuramente ricorderete l'annuncio fatto da Google durante lo scorso ottobre, relativo all'intenzione di voler sviluppare una piattaforma all'interno della quale ospitare i dati medici dei pazienti degli ospedali: mentre i più si interrogavano sulla liceità della cosa dal punto di vista della privacy, i lavori a Mountain View sono andati avanti, sfociando secondo quanto rivelato da Associated Press in un accordo tra Google e la Cleveland Clinic per un test iniziale del servizio.

All'interno della nota divulgata dall'agenzia di stampa, si apprende che i server di Big G ospiteranno i dati delle cartelle cliniche di qualche migliaio di pazienti, tutti provenienti dalla suddetta clinica ed esplicitamente consensienti all'operazione. Il numero di persone che avrebbero aderito non è ancora stato reso noto, anche se le cifre dovrebbero oscillare da un minimo di 1.500 ad un massimo di 10.000 partecipanti.

I dati immagazzinati da Google riguarderanno l'intera storia clinica delle persone, compresi farmaci prescritti, patologie ed allergie di ogni tipo, oltre ad eventuali interventi chirurgici. A proteggere le informazioni provvederà la classica password dell'account Google, per intenderci quella comunemente utilizzata per accedere a Gmail o ad altri servizi.

Mentre gli scettici continuano a sostenere il pericolo che tutto ciò comporta in termini di privacy, Google si difende sostenendo che l'introduzione di una propria piattaforma riguardante la medicina altro non è che una naturale evoluzione dei suoi servizi, date anche le circostanze che vedono già i server del popolare motore di ricerca colmi di pagine all'interno delle quali le persone chiedono consulti online.

Secondo Marissa Mayer, vicepresidente di Google, l'intenzione della società sarebbe inoltre quella di permettere agli utenti un accesso rapido e sicuro ai dati relativi alla propria salute, senza bisogno di particolari procedure o fogli stampati che puntualmente vengono persi: senza contare quanto l'uragano Katrina fu in grado di combinare a New Orleans, dove migliaia di cartelle cliniche finirono praticamente nel nulla.

Ancora una volta ci troviamo di fronte alla questione che vede contrapposti la tutela della privacy per dati ritenuti sensibili, agli effetti benefici che un servizio del genere potrebbe offrire nella vita di tutti i giorni: mentre tutti si domandano che cosa è giusto e cosa no, i lavori proseguono ed appare alquanto improbabile che possano subire uno stop, salvo clamorosi dietrofront.

Via | CyberNet

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