La Corte Europea di Giustizia ha dato ragione alla compagnia spagnola Telefonica nella disputa contro l’associazione Promusicae e i detentori dei diritti degli artisti musicali, che richiedeva a Telefonica di rivelare i nomi dei propri utenti che avevano scambiato file coperti da copyright con KaZaa.
La Corte ha affermato che le “le leggi comunitarie non richiedono agli stati membri, nell’assicurare l’effettiva protezione del copyright, di prevedere l’obbligo di rivelare dati personali nel contesto di procedimenti civili”.
Sta quindi cambiando il vento in Europa per quello che riguarda il file sharing? Questa sentenza della Corte Europea di Giustizia sicuramente permetterà ai provider di sentirsi meno ricattabili, anche se proprio ieri abbiamo avuto la notizia che Rapidshare potrebbe essere obbligata, idealmente in quanto si tratterebbe di una missione impossibile, a setacciare i suoi 4,5 Petabytes di dati.
[via TorrentFreak]
Nicola
29 gen 2008 - 23:50 - #1Bene, bene. Forse non tutto è perduto! Comunque su Rapidshare, se vogliono, sanno fare un ottimo lavoro di occultamento (sia il .de che il .com) … il fatto è che loro vivono sul P2P e sullo scambio di materiale protetto, e questo è innegabile. Comunque, ottima notizia!
Tizio Caio
30 gen 2008 - 09:14 - #2veramente su punto informatico c’è scritto esattamente il contrario!
http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2174405
ero supergino
30 gen 2008 - 09:18 - #3Il pdf della sentenza c’è anche in italiano. Collegherei questo, invece che quello inglese.
Vi siete dimenticati di citare la chiusura del primo paragrafo: “Peraltro, le direttive sulla tutela dei dati personali offrono agli Stati membri la possibilità di istituire deroghe all’obbligo di garantire la riservatezza dei dati sul traffico.”
Che tradotto significa: se una nazione cambia la propria legislazione per favorire le indagini a scapito della privacy, la Corte Europea nulla avrà da eccepire su queste modifiche.
Leggerle per intero le sentenze, please.
xspark
30 gen 2008 - 09:25 - #4Quoto in pieno Tizio Caio. Il titolo di questo post è sbagliato e fuorviante. La Corte Europea ha sostanzialmente affermato che non può imporre obblighi ai provider ne per celare ne per rivelare i nomi degli utenti.
Evitiamo di dare questi titoli alla leggera, in stile stampa tradizionale, che travisano in vero significato in maniera sostanziale, addirittura stravolgendolo.