Unione Europea: l'indirizzo IP è "informazione personale"

unione_europeaL'Unione Europea starebbe seriamente pensando di legiferare la materia informatica e in special modo quella che riguarda la privacy degli utenti e i loro indirizzi IP. In parole povere, è possibile che in futuro l'IP sarà considerato "informazione personale". Della materia si è discusso lunedì al Parlamento Europeo, alla Commissione delle Libertà Civili, e il fronte degli animatori è capeggiato da Peter Scharr (Germania). Ovviamente i grandi colossi e monopoli su Internet (in testa Google, a seguire Yahoo e Microsoft) tremano. Perché le posizioni sono molto diverse tra di loro. La news è riportata in un ampio articolo del Washingtonpost

Da una parte, infatti, Scharr ritiene che, quando un utente naviga sulla rete è identificato con un indirizzo IP (Internet Protocol), per cui, in quel momento, esso diventa anche informazione personale, e quindi suscettibile di tutela per la privacy. Tuttavia la posizione di Google è ben diversa. A questo indirizzo è disponibile un PDF in cui Peter Fleischer, del "Google's Counsel Global Privacy", ha esposto alla Commissione l'interpretazione di Google.

Fondamentalmente Google ritiene che una risposta chiara non può essere data, perché un indirizzo IP può essere facilmente modificabile, che in generale un indirizzo IP identifica una macchina (e la stessa macchina può essere usata da diversi utenti), e che tramite programmi come i proxy è possibile ottenere un offuscamento del proprio indirizzo IP reale.

Ovviamente la materia non è di semplice amministrazione. Mettiamo anche il caso degli internet cafè: anche in quel caso, una macchina non identifica l'utente. Il problema della detenzione dei dati personali è di fondamentale importanza per i motori di ricerca. Già Google, tempo fa, ha ridotto il tempo di detenzione degli indirizzi nei suoi registri. Ma è evidente che l'Unione Europea non vuole fermarsi qui. Se la legge venisse approvata, probabilmente si passerebbe ad altre problematiche sulla privacy degli utenti della rete.

Marc Rotenberg, direttore dell'Electronic Privacy Information Center, ha dichiarato che il modello che si desidera seguire è l'IPv6, in cui sarà possibile identificare l'utente con l'indirizzo. C'è anche un altro aspetto. Come afferma Fleischer, il sistema di funzionamento di Google si basa sulla fiducia. Se gli utenti usano i servizi di Google è perché, in un modo o nell'altro, si fidano di Google. Altrimenti userebbero altri sistemi. Opinione che Carlos Coelho, del PPE-DE, ha contestato, rispondendo che, in una situazione di monopolio, quale di fatto Google ha generato, non esiste fiducia tra utente e fornitore.

Di certo è che sarà impossibile impedire la detenzione dei dati personali e la registrazione degli indirizzi IP, sistemi utili e usati per indagare su traffici illeciti che avvengono nella rete, o per scovare le reti di pedofili, ma è sicuro che una maggiore attenzione alla sicurezza dei dati personali sarà richiesta alle aziende.

Via | Arstechnica.com

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