Hacker Cinesi, nuovi attacchi agli Stati Uniti

Gli hacker cinesi cambiano strategia ma non i loro bersagli: gli Stati Uniti sono di nuovo al centro del mirino dei soldati informatici dell'Esercito Popolare?


Nulla di fatto per la diplomazia USA. Dopo aver svergognato la Cina sulla faccenda dei suoi hacker, colti in castagna nel loro edificio a Shangai, probabilmente ci si attendeva buonsenso e discrezione da parte dell’Unità 61398 e degli altri hacker prezzolati dell’esercito.

Dopo molte urla e rabbia da parte degli ufficiali e dei gerarchi del partito e tre mesi di silenzio, le operazioni di furto e spionaggio industriale sono ricominciate come se nulla fosse.

Stesse tattiche, cambiano solo i server



I contractor per la sicurezza informatica come Mandiant e Crowdstrike riportano che l’attività degli hacker ha subito un brusco arresto quando il loro nome ed indirizzo è diventato pubblico, ma che con il passare dei mesi la Cina non ha dato segno di voler capire l’antifona.

Spyware e “tentacoli” sono stati ritratti dalle aziende precedentemente violate, ma ora centinaia di siti secondari come piccoli ISP e negozi di modeste dimensioni sono stati infettati e fanno da base per gli stessi programmi di spionaggio, reinnestati al loro posto

Si tratta di tentativi di infiltrare aziende private e pubbliche, organi di stampa e lo stesso governo degli Stati Uniti. Tra le più preoccupanti di queste violazioni ci sono quelle alle reti dei servizi pubblici ed alle fabbriche aerospaziali, costantemente sotto assedio.

La Cina nega, ed accusa gli Stati Uniti di essere i veri cattivi



La Cina ha come sempre reagito con indignazione alle accuse, sostenendo che gli USA fossero i veri re del cyberspionaggio, non lesinando di implicare Facebook e Twitter come mezzi di guerra informatica volti a destabilizzare gli altri paesi corrompendo le menti vulnerabili.

Di fronte a una raffica di scambi diplomatici molto tesi in cui la Repubblica Popolare sembra intenta a negare, negare tutto - Anche l’evidenza - Obama dovrebbe visitare la Cina. Questa volta le attività di cyberspionaggio saranno sicuramente sul tavolo delle trattative. Il pase di Mao deve cambiare marcia o ci sarà un deterioramento molto marcato dei rapporti tra le due potenze commerciali.

Via | New York Times

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