Gli ultimi attimi di una vittima su Twitter

Tutelare la propria privacy e utilizzare gli ultimi servizi di social networking sono due azioni che spesso rischiano di andare una a discapito dell'altra, o per meglio dire, utilizzando questi servizi rinunciamo ogni volta ad un pezzetto della nostra privacy per i benefici che questa apertura ci porta.

E' questo il dilemma che viene fuori anche in una puntata di CSI, dove alla ricerca di un indizio per scoprire il responsabile di un omicidio, si ricorre anche alla ricerca online su Twitter per osservare gli ultimi spostamenti della vittima.



Per ora siamo solo sul terreno della fiction, ma non troppo: è cronaca recente, il delitto di una studentessa a Perugia, quella che ha mostrato in televisione i blog dei protagonisti della vicenda e usato i contenuti come i tanti video girati con i cellulari alle feste e messi online per gli amici come una prova di colpevolezza.

Intanto un articolo apparso ieri sul Guardian affermava che sarebbero illegali, in Inghilterra, le ricerche che le aziende compiono sui contenuti presenti nei social network riferiti ai candidati per un posto di lavoro: lo afferma John Carr, che presiede la "UK Children's Charities' Coalition on Internet Safety". Di diverso avviso la risposta dell'Information Commissioner's Office, quello che è in pratica il nostro garante della privacy, che sostiene l'infondatezza di questa accusa, ricordando però a servizi come Bebo o Facebook di curare meglio l'informazione agli utenti in merito alla privacy.

Dopo questa orgia di condivisione di ogni aspetto, ora avremo più profili privati visibili solo agli amici?
[via Mashable]

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