Bitcoin toccano quota $105, Mt.Gox intende obbedire ai regolamenti USA

I Bitcoin continuano a sconvolgere i mercati della crisi con una spettacolare scalata: tra ieri ed oggi la valuta informatica distribuita ha toccato i 105 dollari di valore.


La Tempesta Perfetta


Ultimamente è diventato sempre più difficile ignorare il “fenomeno” dei Bitcoin, una valuta che non è coniata né su carta né su metallo, che nessun governo ha emesso ed il cui valore viene valutato con un metodo peer to peer.

Protetta dalla crittografia e dall’analisi in tempo reale dei suoi “nodi”, il Bitcoin è accessibile solo attraverso delle agenzie di trading specializzate.

All’inizio di marzo il Bitcoin valeva $35, ma ieri ha toccato un nuovo picco, quello dei $105 - questo nonostante il giudizio disgustato e leggermente terrorizzato degli analisti. Tutti tranne uno: l’unico ad aver parlato positivamente (direi di più, oggettivamente) del fenomeno è Nick Colas. L’esperto di Wall Street, intervistato da Business Insider, ha espresso la sua valutazione del fenomeno, partendo dall'opinione generale degli operatori finanziari:

“I miei clienti hanno reagito in modo piuttosto uniforme: dicono che deve essere una bolla speculativa. [...] Il termine Tempesta Perfetta combacia a meraviglia, anche se è indulgere troppo nei luoghi comuni, a questo punto”


Concorrenza di cause



Ci sono alcuni motivi validi per non prendere sottogamba i Bitcoin, secondo Colas. Molti di essi derivano - come spesso capita in economia - dall’umore generale del mercato e degli investitori.

Prima di tutto è importante capire che i Bitcoin possono esistere solo perché c’è una base in continua crescita di utenti-risparmiatori che masticano bene l’informatica ed hanno le conoscenze necessarie ad apprezzare il Bitcoin. Per questi individui non è più strano fidarsi di un software open source che mettere i soldi in una banca.

Sempre sulla stessa linea di pensiero, delle banche e del sistema di regolamentazione del mercato bancario ci si fida oggettivamente sempre meno. Soprattutto nel momento attuale, con una conclamata crisi politica europea e la situazione di Spagna, Grecia e Cipro che causano fibrillazioni continue.

A questo si aggiunge il procedimento di emissione dei Bitcoin, che è autolimitato ed affidabile.

Mt. Gox e la legittimazione americana



Abbiamo già parlato di come gli enti regolatori statunitensi siano propensi a fidarsi del Bitcoin. Serve ancora qualche passo in questo processo di validazione, ed il principale cambia-valute in Bitcoin del mondo intende sobbarcarsi le spese per far diventare la valuta informatica in regola con gli USA.

Questa agenzia si chiama Mt. Gox, ha un piccolo ufficio a Tokyo ed il 76% dei Bitcoin passano attraverso i suoi sistemi.

Secondo i calcoli, mettersi in regola con gli USA costerà 25 milioni di dollari all’anno, ma con un mercato che supera il miliardo di dollari la cifra è accettabile. La scelta di chinare il capo alle autorità americane fa digrignare i denti ai fanatici dell'open source, ma darebbe un'iniezione di fiducia che il mercato non può non apprezzare.

La storia di Mt. Gox non è meno strana di quella dei suoi amati Bitcoin: il suo nome per intero echeggia il business originale. Significa infatti Magic: The Gathering Online eXchange.

La domanda è sempre la stessa: ci si può fidare?



Tra volume di affari imponente, riconoscimento da parte degli USA ed una storia che dimostra come il Bitcoin sia in grado di sopravvivere a grandi crisi, forse chiedersi se la valuta open source sia un bene rifugio non è tanto assurdo.

Quando si potrà decidere che non si tratta di una bolla speculativa? Forse quando sarà troppo tardi per guadagnarci.

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