Informatica libera e pacifista: intervista a Carlo Gubitosa III

Viste la prima e la seconda parte, ecco la conclusione dell'intervista fiume con Carlo Gubitosa: hacker, scrittore e pacifista italiano che oggi ci parla di Creative Commons, volontariato e Visual Basic.

Ripartiamo dal tuo libro Elogio della Pirateria, che si scarica qui in versione definitiva e di cui si parla qui su Cultura Libera e qui su Scarichiamoli. Credi che le licenze CC possano favorire forme di creatività meno commerciale per le nuove generazioni? Quale credi sia il loro valore attuale e futuro?

Riguardo alla cosiddetta "pirateria", io sono convinto che basti aspettare un po' di tempo per affermare anche in rete il diritto di fare quello che gia' facciamo legalmente quando leggiamo un libro preso in prestito da una biblioteca, o quando guardiamo gratis un film di una cineteca, o quando ascoltiamo gratis musica alla radio o vediamo gratis film in televisione, e cioe' il diritto di accedere liberamente a qualsiasi opera dell'ingegno umano a condizione di non ricavarne nessun vantaggio economico prima di una ragionevole scadenza del copyright.

Le licenze Creative Commons sono uno strumento potentissimo, ma credo che risolvano piu' problemi per gli autori libertari di quanti non ne risolvano per gli utenti privati delle loro liberta'. Ci vorrebbe qualcuno piu' influente di me che trovi finalmente il coraggio di dire che le attivita' della Siae sono piu' simili a quella di una associazione a delinquere che non a quelle di una istituzione pubblica al servizio dei cittadini e degli autori. Per accorgersi di questo basterebbe soffermarsi per un attimo sul regime di monopolio forzato creato attorno alla Siae (perche' come autore di libri non posso farmi rappresentare da chi voglio?), le pratiche di distribuzione degli utlili che premiano i famosi e impoveriscono gli esordienti, le continue vessazioni operate perfino sui gruppi di bambini bielorussi che eseguono in pubblico canzoni popolari.

Cosa consigli come riferimenti ad un giovane appassionato di tecnologia che abbia voglia di darsi da fare o semplicemente di tenersi informato?

Consiglio la libreria sotto casa, la pratica diretta su hardware e software libero, l'incontro dal vivo con altre persone che condividono gli stessi interessi, la frequentazione di blog intelligenti come questo.

Sei formatore per i Caschi Bianchi del servizio civile italiano all'estero, che ruolo ha la tecnologia oggi e che ruolo potrebbe avere come strumento per queste missioni di pace? Esistono progetti di volontariato puramente elettronico riguardo al digital divide?

Alcuni volontari di PeaceLink sono stati in Africa in piu' occasioni per offrire formazione dal vivo e supporto tecnologico a realta' locali di promozione sociale, che hanno successivamente dato vita a siti come www.newsfromafrica.org. Un altro spazio molto interessante e' www.antennedipace.org, dove i caschi bianchi in servizio civile all'estero pubblicano i diari, articoli, dossier, reportage fotografici e da un po' di tempo anche dei video grazie all'hosting di youtube che ci consente di risparmiare un bel po' di banda grazie all'embedding dei video sul sito.

Io e Lorenzo Salvadorini abbiamo realizzato un "portable PC" per la dottoressa Chiara Castellani, equipaggiando una penna USB con software libero in versione portabile che ha permesso a Chiara di viaggiare con l'ufficio in tasca. Spesso anch'io faccio fatica a credere nell'importanza delle tecnologie, e mi viene da pensare che l'Africa in fin dei conti ha bisogno di altro. Ma poi mi sorprendo ascoltando padre Kizito Sesana raccontare che "la poverta' di comunicazione e' una delle poverta' con le conseguenze piu' tragiche in Africa", o la dottoressa Castellani quando scrive a PeaceLink raccontando che «Se avessi avuto questi spazi nel 1997 non ci sarebbe stato il massacro di Kenge, e nel '98 non avrebbero ucciso il dottor Richard. Molti non sanno cosa significa l'isolamento mediatico; a Kimbau non ho neanche un telefono. Solo l'e-mail. E quando, come stasera, riesco ad aprirla, gridano forte le voci degli oppressi».

In generale chiunque abbia un minimo di competenze tecnologiche da mettere a disposizione dell'informazione sociale puo' trovare molti spazi in cui esprimersi. Uno di questi e' proprio l'associazione PeaceLink. Se poi si ha la possibilita' di viaggiare, ancora meglio.


Un paio di aneddoti da una vita passata al computer?

L'emozione della prima volta che ho installato un webserver a partire dai pezzi sfusi di un computer, e sono riuscito a fare tutto in poche ore a dispetto della mia ignoranza grazie a Redhat e Phpnuke, oppure l'angoscia provata quando mi sono alzato bruscamente dal tavolo e il mio fedele Toshiba e' precipitato a terra "di faccia" (cioe' aperto e col monitor all'ingiu') perche' mi ero impigliato nei fili delle cuffie, e tutte le settimane passate a studiare tecniche di recupero dati per riuscire finalmente a ritrovare i file che non erano stati coperti dall'ultimo backup, i primi collegamenti ai BBS con interfacce testuali che mi davano la sensazione di rivivere i film "wargames", il primo libro scritto in formato TXT, l'emozione di volare su un'aquila durante le mie due settimane di prova su There.com (un mondo virtuale che ha preceduto il boom di "Second Life"), la gioia di chattare dall'Africa con la mia compagna che in quel momento si era casualmente collegata a Gmail, le grandiose partite di Quake giocate con i miei compagni di appartamento in quattro stanze differenti della stessa casa, il programma BASIC scritto a monitor spento all'istituto tecnico durante un'ora di laboratorio per far suonare in sequenza le settte note musicali a ripetizione mentre io ero in bagno con l'alibi perfetto, le interminabili partite di Mr.Do che una volta mi hanno fatto tornare a casa da scuola due ore dopo il pranzo perche' con 200 lire ormai avevo imparato a giocare all'infinito e vincevo anche delle partite bonus, ma soprattutto le persone eccezionali che ho conosciuto in rete e che ancora oggi mi aiutano a risolvere i bug del cyberspazio e quelli piu' rognosi della vita reale.

Per chiudere, i software di cui Carlo non può fare a meno...

Ho iniziato ad adottare anch'io una soluzione "portabile" per la mobilita' dei miei dati, e credo che la sfida del futuro sia quella di tenere fermi i computer facendo muovere solo i dati che ci servono a farli funzionare. Attualmente sulla mia pennetta USB sono installate le versioni portabili di Filezilla, Irfanview, Skype e Putty, ma il software di cui proprio non posso fare a meno e' Eudora, che finalmente ha deciso di aprire i suoi sorgenti dando vita al progetto Penelope che mira a costruire una versione aperta di Eudora come evoluzione di Mozilla Thunderbird. Altri due utilissimi compagni di strada sono l'editor Textpad e il sempre piu' potente e versatile Firefox, che ho farcito di estensioni all'inverosimile.

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