Bill Gates e Mark Zuckerberg in un video per spingere i bambini a diventare dei coder

Devo dire di essere stato quasi indotto alla commozione dal bellissimo video che code.org ha pubblicato oggi. Una serie di super-personalità, identificate solo dal loro nome si sono susseguite per spiegare con poche semplici frasi il loro rapporto con la programmazione. Perchè Mark Zuckerberg e Bill Gates hanno scelto la Via della Tastiera?

Da piccolo chi di noi avrebbe voluto fare il "coder"? Di certo pochi, anche tra quelli che sapevano cosa volesse dire. Il principale responsabile è un sistema scolastico che da entrambi i lati dell’Atlantico è carente e non insegna nulla di utile a chi vorrebbe intraprendere questa vocazione.

Questo è il paradosso della nostra cultura informatizzata, che si avvicina sempre di più a ritenere poco meno che magia quelle stringhe di formule complesse. Eppure per citare Bronwen, la giovane coder della Valve che appare nel video:

“Non devi essere un genio per fare il coder. Devi essere un genio per leggere? Devi essere un genio per fare un po’ di matematica? No.”

Non c’è nulla di geniale nella programmazione, nulla che richieda di essere una persona speciale - Ce lo conferma Gabe Newell, il suo capo - non si accende nessuna lampadina in testa, e il programma non viene da una persona che scrive stringhe per tre settimane forsennatamente. È uno sforzo collettivo, di un team.

Altri due testimoni d’eccezione, provenienti da generazioni diverse, sono i suddetti Bill Gates e Mark Zuckerberg, pronti a raccontare il loro primo programma e le loro prime esperienze con il codice in modo candido, quasi toccante.

Verso la fine del filmato non manca il solito “pianificare il futuro”, un'ossessione che fa tanto Yankee e che noi europei troviamo alienante. Ok, fa piacere vedere quanti programmatori serviranno in futuro e quanto pochi ce ne saranno in Occidente, ed anche quanto sono belli gli studi della Valve. Non lo so se tutte le promesse potranno poi essere mantenute dal mercato, però.

Distillando i contenuti, però, rimaniamo con una verità tra le nostre mani. Il coding dovrebbe di sicuro essere una componente dell’istruzione scolastica. Coding fatto bene, ovvio - non polverosi e disperati tentativi di appiattire ed irreggimentare la materia per renderla grigia e simile a tutto il resto.

Programmare, dopo tutto, ci rende simili a super-eroi.

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