Papa su Twitter? "Una catastrofe, meglio che vada via (ammettendo di aver sbagliato)"

Papa su Twitter

Gesù avrebbe usato Facebook”, disse un po’ di tempo fa un cardinale. Il papa su Twitter sembra essere d’accordo, anche se non è da molto che il suo account è stato aperto; peccato che l’iscrizione del pontefice abbia fatto discutere – e lo stia facendo tuttora – non pochi esponenti della chiesa cattolica, secondo i quali la sua apertura sarebbe da apprezzare ma non troppo. Oggi, a dire la sua su Benedetto XVI è stato Giancarlo Loquenzi, conduttore di Zapping 2.0 su Rai Radio Uno.Quando Benedetto XVI ha aperto il suo account su Twitter – ha così esordito – sono subito diventato un suo follower. L'idea mi era piaciuta, mi era parsa quasi ovvia e inevitabile. […] Passato un mese sono piuttosto tentato di cancellarmi dalla lista dei 290mila followers italiani e quell'idea che mi era sembrata buona ora mi appare sconclusionata e dannosa al punto da tradursi in una catastrofe comunicativa”.

E a leggere il resto dell’articolo non si fa fatica a dargli ragione: il papa è tra i primi ventuno della classifica italiana dei più seguiti (si trova fra Mara Maionchi e Cesare Cremonini); ci si aspetta, insomma, una interazione folle, esagerata; qualcosa che potrebbe davvero rivoluzionare la Chiesa e il suo rapporto con le nuove generazioni (sì, perché a un primo sguardo sono proprio questi coloro che “fanno più discutere”). Il punto è che tutto questo non avviene; lo spiega chiaramente Loquenzi:

In un mese il Papa (o chi per lui) – così ha proseguito – ha postato un trentina di tweet, una media di uno al giorno, tratti da generiche considerazioni evangeliche e pastorali, con un paio di più specifici interventi sulla Siria e sulla Nigeria. La reazione della rete è già stata analizzata secondo il criterio del ‘sentimento’ e il risultato non è stato incoraggiante. I tweet positivi e quelli negativi più o meno si equivalgono, ma mentre quelli positivi si limitano a brevi benedizioni, ringraziamenti o preghiere dal tono fervente e un po' ingenuo, quelli negativi esplorano e fanno emergere tutto il lato oscuro del pregiudizio anti-religioso e anti-cattolico, e il tono è irridente, sarcastico e spesso violento oltre il limite della blasfemia”.

Loquenzi è convinto – e non ha torto – che il papa ci abbia soltanto rimesso, perché è vero che il rapporto tra i sostenitori e i detrattori è di 50 a 50, ma lo è altrettanto il fatto che il peso dei singoli tweet è diverso; per di più, l’interazione fra il pontefice e i suoi follower è pari a zero: qualcuno direbbe che è giusto e che Joseph Ratzinger non può certo mettersi a discutere o chiacchierare con uno, discriminando tutti gli altri; e l’obiezione è sicuramente giusta: ma a questo punto, perché iscriversi?

Il Papa – chiosa Loquenzi – su Twitter […] passa attraverso la folla dei suoi followers ignorandoli. Capisco che non potrebbe essere altrimenti. […] Ora la domanda è una sola: è peggio restare esposto a questa gogna insensata, sperando magari col tempo che i cattivi istinti si plachino, o uscirne subito ammettendo lo sbaglio?”.

Via | Huffingtonpost

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