Social network, secondo Boffo pagheremo cara "l'ubriacatura"

Facebook e Twitter

Sull’utilizzo dei social network, di Facebook e Twitter in particolare, l’opinione è sempre stata discordante: anche in questo 2013 saremo costretti a sorbirci, insomma, l’ormai conosciuta diatriba fra coloro che adorano le nuove reti sociali e quelli che, invece, le disprezzano. Ci eravamo lasciati, a dire il vero, con le belle parole di monsignor Sepe, il quale non ha avuto esitazioni nel dire che, se fosse nato oggi, Gesù avrebbe usato Facebook e Twitter. Oggi, però, Dino Boffo e il cardinale Scola ne hanno preso indirettamente le distanze.Boffo è direttore di Tv2000 e ha inviato tutti a usare i social network con moltissima attenzione:

Basta, basta – ha così esordito –. Questa ubriacatura la pagheremo cara, ci sveglieremo che non avremo più i nostri media cattolici, quelli classici. Permettetemi di dire – ha poi spiegato – che non lo vedo l’85enne Papa, teologo e pensoso, avere a che fare con Twitter. Questi new media sembrano darti sprint, un tocco di notorietà a buon prezzo, [ma] possono solo aggiungersi e non sostituirsi a quelli classici”.

L’attacco sembra essere stato diretto al papa, che, in effetti, ha spiazzato un po’ tutti con lo sbarco su Twitter; a nostro avviso, però, forse Boffo è stato esagerato: è vero che Benedetto XVI è fuori luogo in un contesto del genere – anche perché uno può essere iscritto a tutti i social network che vuole, ma se conservatore è conservatore rimane: c’è poco da fare –; è altrettanto vero, però, che il rapporto virtuale con i credenti non ha assolutamente sostituito quello reale (il profilo Twitter del pontefice è pieno di offese e insulti, per di più).

Venendo al cardinale Scola, quest’ultimo è stato netto nel denunciare “la franchezza con cui i giovani si esprimono sui social network e l’aiuto delle nuove tecnologie a volte anche con insulti e pregiudizi, che è tuttavia un’espressione di libertà. In una fase di transizione come la nostra, quella della libertà è la questione numero Uno. Ma ognuno di noi la pratica in modo riduttivo”.

Il messaggio, insomma, è chiaro: non tutti possono utilizzare Facebook e Twitter, e anche coloro che possono devono essere prudenti, perché – richiamando uno fra i detti più classici – “non è tutt’oro ciò che luccica”. Non ci sentiamo di dar torto a nessuno dei due, anche se questa predica, ormai, sa tanto di disco rotto… Preferiamo applaudire il successo di Twitter fra i campi!

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