Sacha Dratwa, 26 anni, il "cervello" della propaganda militare israeliana sui social media

Tablet ha rintracciato la “mastermind” dietro la propaganda dell’IDF, una campagna che ha causato tanto scalpore sulla rete. Come ci eravamo immaginati dalla familiarità con cui i tweet fluivano dal suo account, non si tratta affatto di un polveroso burocrate. È anzi un ventiseienne, un immigrato dal Belgio che sembra cresciuto in modo piuttosto comune, con passioni che tutti quelli della nostra generazione potrebbero condividere.

I profili dei social media a cui Sacha Dratwa è iscritto parlano di snowboard, nuoto, anni all’università, vodka Smirnoff ed uscite con gli amici. Ci si sente un po’ stupidi di fronte a tanta regolarità, perplessi perché forse si sperava in qualcosa di prodigioso, da film sulle spie. Ma cosa esattamente? Un mostro armato fino ai denti, uscito da qualche progetto militare segreto?

Il paragone con almeno una spy story ci sta. Come la protagonista del telefilm Alias di J.J. Abrams, Sacha è un ragazzo normale, con un compito che in superficie sembra quello di uno stagista - gestire un account di Twitter, una pagina di Facebook, Flickr e un canale su YouTube per fare “marketing virale”. Ma non sono le interfacce social media di una fabbrica di scarpe, sono i mezzi di comunicazione ufficiali delle forze armate israeliane.

Una domanda è legittima. È stato lui a catapultare lo sforzo bellico dell’IDF sui social media, facendolo diventare la bandiera stessa della visibilità dell’esercito d’Israele, oppure è solo un piccolo impiegato, reso improvvisamente famoso perché lui, tra tanti, è quello che clicca sul pulsante di invio quando ci sono da postare materiali che farebbero impallidire il più cinico dei diplomatici navigati?

Sacha alla fine dei conti ha delle responsabilità elevate, non è una scimmia attaccata al mouse. È il capo di un team di veri soldati e la loro è una vera guerra (ce ne sono poche altrettanto “vere”, direi). Cambiare l’opinione pubblica su temi del genere è una sfida ed è personalmente pericoloso, dati i contenuti dei suoi messaggi. Che sia incoscienza o coraggio, vale la pena notare che il profilo di Sacha Dratwa su Facebook è praticamente pubblico.

Sia quel che sia, mettere un volto dietro a quell’account di Twitter non ha di sicuro reso il conflitto mediatico combattuto sulle spalle di quello reale meno inquietante.

Via | Tablet

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