The Hashtag, il primo twitter talk show della tv italiana. Intervista al conduttore Alberto "Pernazza" Argentesi

Qualche mese fa Twitter ha compiuto sei anni di vita e festeggiato il traguardo record dei 500 milioni di utenti, con un trend in continua e costante aumento - tanto che si parla già di un suo possibile sorpasso ai danni di Facebook. In Italia il primo vero boom è arrivato soltanto in tempi recenti e l'interesse dei media tradizionali è più in crescita che mai. A partire da Fiorello e il suo #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend anche la tv ha cominciato a strizzare l'occhio a Twitter, spesso limitandosi a lanciare hashtag e trend topic o stimolando l'interazione degli utenti, come fa ad esempio il Trio Medusa a Quelli Che….

Twitter, però, è molto altro ancora e la televisione italiana sembra fare fatica a capirlo. Come al solito esistono le eccezioni e una di queste è rappresentata da La3, il "social media channel" diretto da Fabio Rimassa e disponibile su Sky (canale 143), su tablet e smartphone "3" e in streaming su www.la3tv.it. A settembre è partito The Hashtag, il primo twitter talk show della tv italiana, un programma che prende alcune delle personalità più attive su Twitter e le interroga sugli argomenti più disparati, dall'attualità alla politica, dal gossip agli ultimi fenomeni letterari passando per le novità tecnologiche.

Al timone di The Hashtag, in qualità di conduttore e moderatore del dibattito c'è Alberto "Pernazza" Argentesi, musicista e già volto noto della tv grazie alla sua partecipazione al Chiambretti Night nelle vesti di "Coniglio". Noi l'abbiamo intervistato e ci siamo fatti spiegare un po più nel dettaglio l'idea alla base del programma:

Tante trasmissioni hanno scoperto adesso che Twitter è il presente e sarà anche il futuro e lo stanno usando come contorno. Noi invece abbiamo coinvolto gli opinionisti, che non sono dei vip, che hanno fatto di Twitter la loro mania e la loro passione ed hanno addirittura preso dei nick importanti. Abbiamo Dio, il Diavolo, La Pausa Caffè, Vendommerda, insomma il meglio del meglio.



Di che argomenti vi occupate?
La nostra trasmissione ci permette di parlare di tutto, spaziamo dall'attualità al gossip, dalla tecnologia ad argomenti molto più seri come la giornata europea di mobilitazione di mercoledì 14 novembre. Trattiamo un range molto ampio di argomenti per far sorridere, ma anche far riflettere. Tutto rigorosamente in 140 caratteri. L'abilità della nostra redazione è quella di scegliere argomenti che non si consumano all'istante, tematiche che riescano a rimanere attuali per diversi giorni, come nel caso dell'Election Day o dei matrimoni omosessuali negli Stati Uniti, e che si ricolleghino con le notizie più recenti. In questo modo anche chi si ritrova a vedere una puntata vecchia su YouTube riesce a trovarla comunque divertente e sempre attuale.

Si tratta senza dubbio di un esperimento senza precedenti per la televisione italiana. Cosa vedi nel futuro di The Hashtag?

Adesso siamo un po' dei pionieri, magari tra due anni rivedendo le trasmissioni diranno "guarda un po', La3 è arrivata prima degli altri". Magari con l'ausilio del digitale o un aiuto maggiore da parte degli opinionisti si potrà riuscire a raggiungere un pubblico più ampio. Io personalmente vedrei bene The Hashtag anche sulla tv generalista, ad esempio come striscia quotidiana su Italia 1: dura poco, il linguaggio è giovane, i ragazzi mi conoscono. Per fortuna adesso esistono queste oasi come La3 che si prendono il rischio di sperimentare!

Qual è il tuo ruolo in The Hashtag?

Io sono soltanto un umile coordinatore, cerco di dare un ritmo veloce e di legare nel miglior modo possibile le opinioni degli ospiti che hanno molto da dire e che in ogni caso fanno molto più ridere di tanti comici e più riflettere di quanto non facciano certi politici di oggi.

Oltre agli opinionisti selezionati avete ritagliato anche un piccolo spazio agli utenti comuni…

Sì, non ci sono soltanto gli opinionisti scelti, in ogni puntata diamo anche spazio agli utenti che sono desiderosi di dire la propria e anche in modo divertente. Come tutte le cose anche il mondo di Twitter fa maneggiato con cura, a volto trovi davvero di tutto. Menomale che ci pensa Vendommerda a pescare il peggio del peggio, un po' come un Blob 2.0. Spero che in futuro queste persone vengano coinvolte sempre di più, per ora si tratta di una scelta dettata dal tempo, dall'intenzione di non annoiare e di mantenere The Hashtag una pillola quotidiana dal ritmo veloce grazie anche all'aiuto di filmati divertenti scovati su YouTube.

A quasi 40 puntate dall'inizio è tempo di fare un primo bilancio. Come hanno risposto gli utenti di Twitter a questo esperimento?

Diciamo che il popolo di Twitter ha recepito molto bene la cosa, anche se a volte gli opinionisti sono un po' gelosi, nel senso buono del termine, e molti di loro stanno uscendo da Twitter e creando dei propri canali alternativi - chi con blog, siti internet o libri come nel caso del Diavolo. Siamo stati una sorta di trampolino di lancio, abbiamo dato il là per farli sconfinare verso nuovi orizzonti.

Come scegliete gli argomento e gli hashtag da lanciare durante la puntata?

Abbiamo una squadra fortissima di autori e siamo sempre sul pezzo. La redazione studia momento per momento quello che sta accadendo nella quotidianità e nell'attualità. In più tengono le fila dei nostri opinionisti e da lì si parte lanciando l'hashtag in rete. Talvolta siamo finiti nei Trend Topic in tempi molto veloci, talvolta invece ci inseriamo nelle discussioni già esistenti. Il nostro intento è comunque quello di coinvolgere sempre più persone nei nostri dibattiti.

Al momento la schiera degli opinionisti include Dio, il Diavolo, La Pausa Caffè, Cetty D., Insopportabile, David Di Tivoli e Vendommerda. Avete in programma nuovi arrivi o sostituzioni?

Ci sono molti candidati perchè comunque The Hashtag è comunque un salotto 2.0 in cui tutti vogliono dire la loro. Preferisco non parlarne per scaramanzia, so che abbiamo un parco di candidati che potrebbero subentrare per dare un po' di respiro a quelli coinvolgi attualmente nel progetto.

A che tipologia di pubblico vi rivolgete?

Dalla mia esperienza qui a La3 posso dirti che il concetto di target sta ormai andando a scomparire. Vedo imprenditori di 50-60 anni che maneggiando l'iPad e lo smartphone come se fosse l'agenda della Moleskine e adolescenti che non sanno nemmeno accendere un computer o non riescono ad entrare in connessione con questo mondo social. Più che di target forse è il caso di parlare dei gusti di un utente che ormai stanno cambiando. Questo è forse anche i limite della televisione generalista che fa fatica a capirlo.

Come convinceresti un utente a seguire The Hashtag ed iscriversi a Twitter?

Guarda, io lo inviterei a provare, come quando una fa bungee jumping o prova a mangiare le rane per la prima volta. Buttatevi, provate a seguirci e se vi piace fatevi un account Twitter e provare a sbizzarrire la vostra fantasia e la vostra creatività, o il vostro cinismo e il vostro senso critico. Se fatto con intelligenza, Twitter è un'arma che può comunque portare ad una liberazione. Io dico sempre a chi non conoscere Twitter di guardarsi una puntata di The Hashtag e poi di provare ad entrare in questo modo sintetico ma fatto di mille parole.

Nel ringraziare Alberto per la sua disponibilità, vi ricordiamo che l'appuntamento con The Hashtag è per tutti alle 18.45 su La3 (canale 143 di Sky), su tablet e smartphone “3”, streaming su www.la3tv.it e attraverso l'applicazione disponibile su Apple Store e Android market. Per rivedere le puntate andate in onda, invece, potete fare affidamento sul canale ufficiale di La3 su YouTube.

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