Le imprese abbandonano il modello BYOD in favore d’un ritorno al COPE

Caricatura di BYODBring Your Own Device (BYOD) è uno degli acronimi più popolari per le imprese che operano nell’informatica e si riferisce alla possibilità dei dipendenti di lavorare utilizzando i dispositivi acquistati per l’utilizzo personale. Banalmente, le aziende distribuiscono agli impiegati delle applicazioni capaci di funzionare su computer e altri device già in possesso — riducendo le spese e aumentando la produttività oltre agli orari d’ufficio. Nonostante il rapido successo, questo modello sarebbe in declino per problemi di gestione.

Corporate Owned, Personally Enabled (COPE) prevede esattamente il contrario: sono le aziende ad acquistare i dispositivi ai dipendenti, che possono sempre utilizzarli per scopi diversi da quelli lavorativi. Questo modello è stato adottato con la diffusione dei laptop, ma gli analisti sostenevano che sarebbe stato rimpiazzato una volta per tutte dal BYOD. Niente di più sbagliato, perché le difficoltà nel supporto ai differenti device starebbero convincendo le imprese a fare un passo indietro. Il COPE offrirebbe maggiori garanzie.

L’adozione del BYOD, in pratica, obbliga le società a realizzare applicazioni compatibili con Android, BlackBerry OS, iOS e Windows Phone – rispetto ai dispositivi mobili – mentre col COPE è l'azienda a scegliere quali piattaforme gestire, limitando lo sviluppo al sistema operativo prescelto. Il calo delle spese sull’hardware e l’aumento dei costi di sviluppo hanno convinto i dirigenti a invertire un processo che sembrava inevitabile: peraltro, il modello del COPE permette di bloccare le applicazioni sui device degli impiegati.

Via | ReadWriteWeb
Immagine | Trackur

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