L’opposizione al Do Not Track stimolerebbe il blocco delle pubblicità

Logo di Do Not TrackLa discussione sul Do Not Track – che sembra averne determinato la prematura scomparsa – potrebbe causare degli effetti indesiderati dagli stessi inserzionisti e, cioè, il blocco totale delle pubblicità. È la conclusione di Jon Leibowitz, il presidente della Federal Trade Commission (FTC) statunitense: l’atteggiamento ostile dei pubblicitari provocherebbe «una corsa agli armamenti» da parte dei produttori di browser che realizzerebbero diverse estensioni orientate specificatamente a impedire la visualizzazione delle inserzioni.

Simili strumenti esistono da tempo e la paura d’essere tracciati porterebbe gli utenti a utilizzarli sempre di più, stimolando al contempo lo sviluppo di nuove soluzioni. Esattamente il contrario di quanto auspicherebbero i pubblicitari: il tracking è un aspetto fondamentale nella creazione delle campagne di marketing – com’è stato ribadito la settimana scorsa durante lo IAB Forum 2012 di Milano – e non avrebbe senso, se i consumatori non visualizzassero le pubblicità. Eppure, il problema l’hanno creato gli stessi inserzionisti.

Il Do Not Track, infatti, di per sé non disabilita il tracciamento. È una mera indicazione della volontà dell’utente di non essere tracciato: corrisponde al valore d’un referendum consultivo o a quello d’un sondaggio d'opinione. La tecnologia non è supportata da tutti i server e soprattutto non esistono delle norme giuridiche che impongano ai pubblicitari di rispettare la scelta espressa dagli utenti. La posizione degli inserzionisti è prematura e controproducente, avendo alimentato l’interesse dei consumatori sul Do Not Track.

Via | The New York Times

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