L'Huffington Post arriva in Italia, il nuovo ed il vecchio

Oggi l’Huffington Post apre i battenti in Italia. Creato dalla visione di Arianna Huffington, questo vero e proprio fenomeno online è asceso con sagacia da radici molto modeste, seguendo da vicino le vicende umane della giornalista, che ha lentamente evoluto la sua visione del mondo ed il suo piano editoriale.

L’Huff ha arruolato schiere di blogger in patria e all’estero, ha capito il potere della condivisione, ha avuto successo quando è stato il momento di interfacciarsi con i social media. Ha compreso che chi scrive in modo indipendente è capace di influenzare il pubblico come e forse più dei giornali tradizionali.

Non pensate all’Huffington come ad una creatura omogenea. C’è davvero di tutto, cronaca, commenti politici, gossip, enormi cretinate ed immancabili video di gatti. Frullate tutti i quotidiani con tutte le riviste patinate ed avrete mezzo Huff, un conglomerato che non scinde poi tanto SEO, pubblicità, giornalismo e social media.

L’Italia è l’ultima conquista di Arianna Huffington, ma personalmente sono convinto che questa donna non ci capisca bene quanto creda. Un esempio?

“Io, in particolare, amo la tradizione italiana del "riposo" - ossia quel momento della giornata, nel pomeriggio, in cui i negozi e gli uffici chiudono - e della "passeggiata", l'usanza di fare due passi la sera, quando le pressioni del giorno lasciano il posto all'aria fresca e al piacere della conversazione.”

Mi sembra di sentirle parlare di un esotico imbrunire mediterraneo, un’esperienza davvero preziosa e rarefatta… Ma onestamente non so di che diavolo di “tradizione” vada blaterando.

Forse, però, la Huffington ha un occhio acuto e sono io a darle poco credito. Penso anzi che abbia notato in noi una tradizione molto più diffusa, quella della “visibilità gratis”: non ti paghiamo, in cambio però puoi metterti in mostra.

Mi è davvero difficile scindere la mia dimensione umana e dare un giudizio imparziale quando osservo le pagine dell’HuffPost, questo strano edificio prefabbricato eretto nella scena editoriale italiana. Non ci provo neppure.

Una nuova voce è sempre un bene, anzi, le premesse sono buone, la sfida editoriale sulla carta è nobile. Purtroppo c’è più di qualcosa che registro come “storto” e sbagliato. Un esempio? Da una parte i blogger reclutati dall’HuffPost sono nominalmente “persone libere” - non essendo pagati, più liberi di così si muore, soprattutto di fame. Dall’altra in questo folto gruppo di quasi 200 persone si nasconde più di qualcuno che non era un blogger fino a stamattina.

Mi sembra paradossale definire Giulio Tremonti un blogger, o anche Maurizio Landini. Certo, ci sono molti altri nomi “più qualificati” dalla società come tale. L'idea alla fine mi sembre che sia stata di radunare delle persone eterogenee ma notevoli o, addirittura, notevoli proprio perchè eterogenee. Ed il senso dell'operazione editoriale è proprio quello di chiamarli blogger perchè scrivono sull'Huff, non perchè lo fossero anche prima di essere reclutati. C’è anche una suora, come fa notare puntigliosamente Lucia Annunziata, il “nuovo” direttore. Un direttore che vedo appunto come un elemento completamente estraneo a chiunque sia chiamato blogger. Anzi, è così cortese da definire tale parola, già vaga, nel senso più conveniente possibile alle casse della sua redazione:

“i blog [presenti nell'Huffington Post] non sono un prodotto giornalistico, sono commenti, opinioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati”.

L’opinione quindi non solo non è giornalismo ma non è neppure lavoro, non deve essere pagata, anzi si fa un favore a pubblicarla. No, non mi sento affatto in sintonia con Lucia Annunziata. Anzi, trovo la totalità del suo intervento inaugurale deprimente e demotivante. Eccone un pezzo:

“Di cos'altro deve, dopotutto, occuparsi il giornalismo oggi, se non di tentare di descrivere il cambiamento (o dovremmo dire crollo?) in corso? […] Inutile negare il senso di sfiducia, paura, che ci pervade, la sensazione che il mondo come lo conoscevamo, in fabbrica, in casa e dentro di noi, sta finendo. Dove andiamo da qui? Il nuovo è spesso incomprensibile, è spesso intimorente, ma è già qui.”

Per questo, insomma, le pare giusto che non si paghino le persone per fare un lavoro, un lavoro faticoso, quello di scrivere. Il mondo fa schifo e l’Huffington Post apre in Italia per spiegarci come, anche attraverso l’esempio e non solo col giornalismo. O con l’opinione, non sia mai che mescoli le cose, che Lucia Annunziata se no s'offende.

Vorrei poter essere accusato di aver estrapolato le parole dal contesto, ma non ci sono molte note positive nell’articolo del nuovo direttore - Auguro all’Huffington Post Italia un grande futuro, ma la nota di partenza non è positiva.

Via | Arianna Huffington su Huffington Post | Lucia Annunziata su Huffington Post

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