"Robot" salva-copyright bloccano lo stream del premio Hugo

Premio Hugo

Il titolo di questo pezzo (pubblicato dal blog di informazione fantastica io9) mi ha subito colpito come una scossa elettrica. Sono cresciuto con gli Hugo Awards, in un certo senso: non so contare le antologie di racconti vincitori che mi sono divorato.

Purtroppo l’attacco robotico che ha danneggiato gli Hugo Awards di quest’anno non comprende raggi laser ed intelligenze artificiali, anzi, la fondamentale protagonista della vicenda è qualcosa che mi sembra estremamente somigliante alla regolare stupidità umana.

Durante il discorso di Neil Gaiman, premiato per la sua puntata di Doctor Who, The Doctor’s Wife, all’improvviso il volto dello scrittore è sparito. Al suo posto, la scritta più temuta della rete: “Worldcon banned due to copyright infringment”. La trasmissione era mantenuta da Ustream, che è sembrato impervio alle chiamate ed alle proteste. Ma come è possibile che un premio internazionale violi il copyright?

La risposta in realtà è ovvia: non può. Durante lo spettacolo sono state trasmesse clip del telefilm che Gaiman ha sceneggiato, ed il sistema automatico di rilevamento dei copyright si è attivato come un Terminator. Il punto è che in primo luogo la cerimonia aveva ottenuto tutti i permessi del caso, in secondo luogo anche se così non fosse stato la trasmissione dei piccoli segmenti è concessa dalla dottrina legale del Fair Use americano, quella che dovrebbe valere per Ustream.

A dire il vero Ustream non ha creato in proprio queste sentinelle digitali, appartenenti ad un servizio di terze parti chiamato Vobile. Secondo il comunicato del CEO di Ustream, una volta che un video è oscurato il servizio di broadcast non lo può più toccare, rendendo inutili i suoi tentativi di ripristinarlo. In seguito ai fatti avvenuti Ustream ha rescisso il proprio contratto con Vobile, ma il danno è stato già fatto. Ed è un danno all’intera dottrina della difesa dei contenuti del copyright tramite mezzi automatici, per il momento completamente incapaci di riconoscere anche le basi della dottrina giuridica.

Questi comportamenti censori, infatti, sono piuttosto tipici su tutti i servizi video come YouTube. Il Fair Use viene violato di continuo, e l’onere della prova non grava mai sui proprietari dei diritti d’autore ma su tutto il resto del mondo. Casi eclatanti come questo rendono sempre più evidente che le normative vigenti ed i metodi impiegati sono del tutto insoddisfacenti per le parti.

E, tanto per essere ancora più chiari, nessuno restituirà agli spettatori il loro Hugo Award 2012.

Via | io9

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