Facebook: il design dell'App Center può influenzare le decisioni degli utenti sulla privacy?

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Le non brillanti prestazioni in borsa di Facebook non sono certo una novità. Non sorprende, a questo proposito, che le ultime mosse del social network di Mark Zuckerberg siano state improntate ad una crescita sul fronte economico. L’applicazione ufficiale per iPhone è appena stata rivista e migliorata notevolmente in velocità, un passo fondamentale per poter arrivare ad aggiungere la pubblicità e conquistare così anche il mercato mobile (del resto più della metà degli utenti di Facebook accede tramite dispositivi mobili).

Anche il nuovo App Center, disponibile in Italia da poche settimane, ha portato qualche cambiamento che, a voler essere maliziosi, sembra esser fatto appositamente per spingere gli utenti a concedere con più facilità alle varie applicazioni presenti l’accesso alle proprie informazioni. A mettere l’accento su questo punto ci ha pensato Avi Charkham di TechCrunch, che si è preso la briga di mettere a confronto il vecchio e il nuovo design della finestra che permette di concedere l’autorizzazione ad una determinata applicazione.

Se prima l’utente veniva posto di fronte ad una chiara scelta - permettere o non permettere - il nuovo design dà una sola possibilità di azione, “vai al gioco” o “visita il sito web” a seconda dell’applicazione a cui si sta per accedere.

La scritta che capeggiava in cima al modulo, “richiesta di autorizzazione“, è stata eliminata ed è stato dato ampio spazio ad un banner di presentazione dell’applicazione e alla sua descrizione. Le informazioni principali, quelle che chiariscono a quali dati quell’applicazione accederà e quali “poteri” si concederà ad essa, sono state concentrate in uno spazio ridotto e in alcuni casi nascoste (per conoscere quali sono le informazioni di base che l’app potrebbe utilizzare occorre passare col cursore sul punto interrogativo posto vicino al testo) o spostate in modo da non attirare l’attenzione dell’utente.

TechCrunch pubblica anche una serie di immagini per rendere ancor più evidente questa differenza, come quella che vedete qui sotto o quella relativa alla linea di azione: il vecchio design invogliava gli utenti a leggere una serie di informazioni prima di decidere se concedere o meno l’autorizzazione ad un’applicazione, mentre il nuovo pone tutte le info al di sotto della linea di azione.

Un utente poco attento o desideroso di fare una partita veloce ad Angry Birds potrebbe addirittura non notare tutto quel testo ed andare direttamente a cliccare su quel “Vai al gioco” così in evidenza. Certamente non si può parlare di grafica ingannevole, le informazioni ci sono tutte e qualunque utente attento è in grado di sapere in pochi secondi a cosa sta andando incontro, ma il “problema” può porsi per quegli utenti un po’ più superficiali, quelli che non prestano la dovuta attenzione alla propria privacy.

Gli utenti di TechCrunch si sono un po’ divisi di fronte a questo confronto. C’è chi si trova in linea col punto di vista di Charkham e nota nella nuova grafica un tentativo di influenzare il comportamento degli utenti, ma c’è anche chi si schiera dalla parte di Facebook ed accusa l’autore di aver costruito un caso sul nulla. Voi che ne pensate?

Via | TechCrunch