L'EFF riceve fondi "occulti" da Google e Facebook contro le lobby del copyright

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L’Electronic Frontier Foundation è un ente rigorosamente neutrale, che si occupa di difendere la privacy ed i diritti umani degli utenti. Sapere che è finanziato da Facebook e Google, così spesso criticati (talvolta addirittura dalla stessa EFF) potrebbe far sollevare qualche sopracciglio.

Le modalità di tali “donazioni” sono molto interessanti e almeno nominalmente non sembrano “svendere” o svilire gli interessi di questo ente no profit. Scendendo nei dettagli, purtroppo, qualche dubbio sulla convenienza ed etica sottostanti inizia a sorgere.

Secondo un'analisi di Fortune, infatti, Google ha trasferito circa un milione di dollari nel 2011, mentre Facebook dovrebbe trasferire una cifra ancora più elevata quest’anno. I soldi non sono stati versati direttamente, anzi, sono il risultato di due class action perse dalle corporation, in cui pagare i danni alle vittime sarebbe stato poco pratico (l’ammontare individuale risultava troppo modesto). Sia Google che Facebook hanno scelto di nominare come beneficiario l’EFF, assieme ad altri “colleghi” non a scopo di lucro.

Questa nomina non è coatta ma volontaria. L’EFF è un ente benefico, che ha rimproverato per violazioni alla privacy tali multinazionali un numero infinito di volte. Ma allo stesso tempo le campagne della EFF contro la lobby della privacy sono preziose per preservare lo status quo della Rete.

Molti dei più deliranti fautori di leggi draconiane contro le violazioni dei diritti di autore vorrebbero un vero “lockdown” di Internet. Spesso vengono alla luce piani che vorrebbero i provider di servizi online responsabili per i materiali contrari alla legge postati o uploadati dagli utenti. Sia Google che Facebook vedrebbero il proprio business collassare con un regime legale del genere, e l’EFF si è sempre battuta a spada tratta contro tale filosofia.

Con queste donazioni sembrano guadagnarci tutti, quindi. Eppure c’è un rovescio della medaglia. La dottrina legale che consente questi fondi occulti (in Inglese definita cy pres) non è vista di buon occhio, anzi, si sta rivelando un vero e proprio escamotage dai toni biechi. Fortune, per esempio, non si trattiene dall’accusare gli avvocati di collusione con le multinazionali: lo scopo è di intascare una grossa fetta delle riparazioni anche quando il collettivo dei clienti non ottiene neppure un centesimo.

Che le charities siano beneficiarie fa piacere, ma mirare ad un quantitativo di danaro molto modesto e quindi “facile” sembra essere troppo vantaggioso per i legali, estremamente interessati a tenersi capra e cavoli accontentando tutti con una soluzione di comodo che vede rimetterci solo i più deboli. A questo punto, direi, urge un chiarimento da parte della Electronic Frontier Foundation.

Via | Fortune

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