Facebook sotto accusa: usa i bot per gonfiare il numero di click sui suoi ad?

Logo di Facebook su un video

Su Hacker News e Techcrunch infuria una polemica innescata da Limited Run, uno startup che crea piattaforme di e-commerce per i musicisti e i discografici. Secondo il suo team di coder, l’80% dei click generati dagli ad che pubblicizzano Limited Run su Facebook sono bot. Se fosse vero, sarebbe un danno macroscopico a chiunque facesse marketing su questo social network.

I sospetti di Limited Run sono nati per la prima volta qualche mese fa. Google Analytics sembrava verificare solo il 20% dei click provenienti dagli ad su Facebook. Cambiando servizio di analisi del traffico e passando a Click, i dati sembravano essere confermati.

Siccome gli ad di Facebook vengono pagati in base al numero di click, è piuttosto importante sapere chi sono e da dove vengono gli utenti che capitano sulla pagina con questo metodo. Limited Run ha quindi deciso di creare il proprio sistema di analisi privato, allo scopo di scoprire più informazioni possibile sui “fantasmi” che alzavano la bolletta di Facebook ma non portavano alcun vantaggio all’azienda.

I risultati dell’analisi indipendente si sono rivelati inquietanti: i click fantasma erano riconoscibili perché JavaScript era disattivato, cosa rarissima per un utente in carne ed ossa, mentre l’user agent risultava essere non standard: non era l’agent di Chrome, di IE, di Firefox né di qualsiasi altro browser noto. Nessuno di questi click caricava immagini o intraprendeva attività “umane” sul sito. Tutti questi indizi sono piuttosto univoci: questi comportamenti sono tipici dei bot.

Molti altri commentatori hanno risposto sia su Techcrunch che su Hacker News, citando esperienze similari - anche se per dovere di cronaca, altri hanno riferito di ottime esperienze, soprattutto con le Sponsored Stories. Facebook, interpellato dalla stampa, ha risposto di “indagare sulla faccenda”. E’ chiaro che al momento il social network si trova a vestire gli scomodi panni del sospettato n°1. L’unica altra possibilità è una tattica sporca da parte di qualche competitor intento ad alzare i costi d’esercizio di Limited Run.

Quale sia la realtà, Facebook deve per lo meno cercare di mettere una pezza ad una grossa debacle per la propria immagine: anche se non fosse responsabile di una grave frode, ha permesso che si formasse una vasta popolazione di bot. La corporation, infatti, ha sempre vantato di controllare accuratamente le identità del suo immenso bacino di utenza umana.

Limited Run ha annunciato di voler eliminare la propria presenza da Facebook. Chiaramente il sospettato n°2 è proprio lo stesso startup. Questo caso ha creato una forte risonanza, utilissima a livello di marketing, e si può accusare Limited Run di aver reso pubblico il problema con un ritardo non giustificabile, proprio quando il servizio è uscito dalla fase beta.

Via | Hacker News | Techcrunch

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