Electronic Frontier Foundation: YouTube manda messaggi contrastanti sulla privacy

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L’EFF non sembra particolarmente contenta della politica ambigua che YouTube sembra perseguire in tema di privacy da qualche tempo a questa parte. Da un lato, infatti, la nuova tecnologia per oscurare i volti automaticamente è estremamente utile, ma nello stesso momento il sito dei video sta cercando di spingere gli utenti a commentare i video col proprio vero nome.

Per dire le cose chiaramente, non ho mai conosciuto una persona in tutto il mondo che non ritenesse il commentatore di YouTube come la forma di vita più bassa sulla Terra. Randall Munroe, l’autore di XKCD, aveva in effetti trovato il metodo perfetto per costringerli a fare i conti con se stessi: far sì che il sito rileggesse automaticamente ed ad alta voce i commenti prima di postarli.

YouTube ha scelto un approccio molto meno umoristico ma decisamente più problematico per i diritti umani: secondo la EFF incoraggiare gli utenti a usare i nomi veri come “default” crea una sensazione di tensione nuova.

Se pensiamo che YouTube ha un ruolo chiave nella libera espressione del proprio pensiero in paesi in cui questo diritto fondamentale è calpestato, è facile comprendere il punto di vista della Fondazione, che sostiene che l’anonimato può essere cruciale per discutere apertamente di politica e società. Quando i cittadini si sentono in pericolo, anche una semplice pressione per farsi riconoscere potrebbe allontanarli dall’atto di coraggio di dire la propria opinione.

Una critica preoccupata, che non riesce a mitigare la lode al sistema di oscuramento dei volti - importantissimo ora che esistono tecnologie di riconoscimento facciale capaci di dare la caccia ad una persona con grande accuratezza. Jennifer Lynch della EFF ha infatti appena presentato al senato un’udienza in cui ha spiegato per filo e per segno come fosse possibile scovare una persona confrontando i fermo immagine di YouTube con alcuni grossi database che sono già ora in mano all’FBI.

In questo momento, insomma, non invidio affatto i policymaker di YouTube.

Via | EFF

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