Un analista controcorrente: "Gli hacker vanno arruolati, non arrestati"

Una presentazione di Anonymous

Ad ascoltare le parole di John Arquilla, analista della difesa e professore del programma di dottorato dell’Accademia Navale statunitense, gli hacker e i cyberattivisti arrestati e cacciati con gran spiegamento di mezzi dovrebbero essere piuttosto assunti ed usati nel cyberwarfare.

Secondo Arquilla questa guerra informatica sommersa, nella quale gli Stati Uniti continuano a subire sconfitte, dovrebbe essere affrontata con un nuovo Bletchley Park. Da sempre identificati come menti brillanti ma personalità problematiche, gli hacker sono stati protagonisti di film, cattivi di videogiochi, ricercati speciali, personalità romanzate e spesso individui dall'aspetto ordinario, accusati di essere semplici mitomani.

Arquilla per una ragione o per l’altra sembra avere cieca fiducia nel mito dell’hacker giovane, ribelle ed anticonformista:

“Poniamo il caso che tu possa trovare dei ragazzi pieni di piercing, con acconciature che sfuggono a qualsiasi prescrizione militare. Bene: molti di questi individui non possono essere indotti ad accettare le politiche tradizionali e quindi non possono nè arruolarsi nè essere assorbiti nelle strutture esistenti. Abbiamo bisogno di una nuova cultura istituzionale che ci consente di stabilire un contatto. […] Molti degli hacker che conosco, infatti, amerebbero distruggere al-Qaeda.”

Secondo me Arquilla tende a romanzare un po’ troppo la figura del coder-criminale. Ma è in buona compagnia: il collettivo Anonymous è composto da una grossa percentuale di persone che farebbero carte false per essere considerati geni anarchici ed anticonformisti - Eppure qualsiasi personalità giunga alla ribalta viene subito sconfessata dai suoi pari (le esternazioni di questo individuo, per esempio, non l'hanno certo reso popolare nel "gruppo"). Non invidio chiunque dovesse diventare il responsabile di un possibile screening delle effettive abilità di chi viene arrestato nei casi “alla LulzSec”.

Arquilla continua il suo ragionamento in una direzione sulla quale tutti possono essere d’accordo: le pene per gli hacker hanno continuato ad aumentare da quando è stato “scoperto” il fenomeno della criminalità informatica, spesso diventando feroci e quasi surreali. Sappiamo tutti che le corporation che hanno a che fare con Internet pagano i white hat per farsi dare una mano. Qualsiasi paese civile dovrebbe trovare una maniera per fare lo stesso.

Via | ZDNet

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