La caccia ai predatori sessuali su Facebook

bambini su Facebook

La Reuters oggi parla un po’ degli algoritmi che Facebook utilizza per controllare il proprio network alla caccia di predatori sessuali: attivati da alcune “flag” sul linguaggio, segnalano agli impiegati quando è il momento di appurare se qualcuno di vulnerabile è in pericolo. Non sempre questo sistema ha l'esito sperato, purtroppo, ma di sicuro spaventa gli avvocati della privacy.

Non è ragionevole aspettarsi che Facebook ci dica esattamente come funzionano questi meccanismi (di cui in parte si è già parlato), ma si può supporre che sugli utenti dai 13 ai 18 anni siano in vigore dei controlli automatici speciali, specie se si prende in considerazione il fatto che tanti hanno mentito sull'età. Ma di sicuro non si tratta dei soli “filtri”.

Gli algoritmi danno la caccia all’attività criminale, analizzando masse di dati che mettono in rapporto le amicizie ed individuano chi sembra troppo “isolato”, che spesso è un buon indicatore di un account “fake”. Interazioni passate, ma anche uno screening degli utenti che prende in considerazione la loro vita reale. Facebook accede agli archivi americani dei predatori sessuali, persone già implicate in reati di questo genere. Un altro dato analizzato sono le disparità troppo marcate tra le date di nascita nelle amicizie.

Viene citato il caso di un trentenne che aveva adescato una tredicenne in Florida: l’allarme è scattato perchè gli algoritmi hanno segnalato a Facebook l’uso di alcuni termini di tipo sessuale in una chat tra i due utenti. In questo caso l’analisi di Facebook è stata assolutamente corretta.

Il social network cerca di mettere le mani avanti, comunque: “La priorità è aver il minor numero possibile di falsi positivi. […] Non abbiamo mai voluto creare un ambiente in cui i nostri impiegati monitorano comunicazioni di tipo privato”. Però la preoccupazione non è poca, anzi, l’allarme è palpabile - si legge di articolo in articolo sulla stampa specializzata e nei commenti. Sacrificare la propria privacy per la sicurezza non sembra più un’opzione popolare, neppure tra gli americani.

I falsi positivi potranno essere pochi ma ci saranno di sicuro. E la reazione immediata di Facebook di fronte ad un allarme è quella di controllare accuratamente e poi chiamare la polizia con tempestività. Una prospettiva terribile per chiunque si stesse facendo legittimamente gli affari propri, senza violare alcuna legge. Ma dopotutto, chi chatta su Internet senza sentirsi osservato?

Foto | Flickr
Via | Reuters | Mashable

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