La Commissione Europea e lo sviluppo dell’industria musicale digitale

Logo della Commissione EuropeaLa Commissione Europea ha diffuso un comunicato che esprime l’intenzione di semplificare la diffusione dei contenuti multimediali attraverso i Paesi dell’Unione. In pratica, l’Europa ha compreso l’importanza del download e dello streaming – soprattutto, di tracce musicali – rispetto ai supporti tradizionali e vuole favorire la “crescita” delle società di distribuzione, invitando tutti i Paesi membri ad adeguare le proprie leggi nazionali a delle linee guida improntate a facilitare i nuovi strumenti della comunicazione digitale.

Cosa significa, in concreto? È difficile anticiparlo. Le prerogative dell’Europa rispecchiano le attuali esigenze dei consumatori, però al riscontro coi singoli Stati le linee guida della Commissione potrebbero incontrare numerose resistenze. Specie in Italia, dove la SIAE applica sostanzialmente un’accisa supplementare all’IVA. Dobbiamo augurarci che l’UE riesca davvero a condizionare i governi nazionali, affinché servizi come Spotify possano arrivare nel nostro Paese a prezzi – più o meno – equivalenti al resto del Continente.

L’Europa è partita da un semplice calcolo. iTunes, il più popolare dei negozi online del settore, incide nei Paesi dell’Unione sul 19% degli acquisti totali di musica. Negli Stati Uniti, la percentuale raggiunge addirittura il 50%. Non è il momento per discutere sul problema del monopolio della musica digitale: il difetto a livello continentale è costituito dalle leggi che rallentano la retribuzione dei possessori del diritto d’autore e pongono un freno allo sviluppo del mercato digitale. La frammentazione risulta determinante.

Perciò, la Commissione s’è impegnata a snellire le pratiche per la riscossione dei tributi derivanti dal diritto patrimoniale dei detentori del copyright sui contenuti digitali nei ventisette Paesi dell’Unione — tra parentesi, tutti raggiunti da iTunes e Google Play. L’iniziativa dovrebbe rassicurare gli investitori e aprire un nuovo mercato della multimedialità in Europa. Così, l’UE vorrebbe giungere a un allineamento del diritto d’autore in tutto il continente: le leggi nazionali dovrebbero rispondere a delle esigenze comuni.

Non è opportuno lasciarsi prendere dall’entusiasmo. Al solito, le direttive della Commissione Europea sono piuttosto generiche e non entrano nel merito dei limiti nazionali. Parlando dell’Italia, ad esempio, l'Unione non ha legiferato sui rapporti tra la SIAE – o qualunque altra associazione di categoria continentale – e lo Stato: riscuotere più velocemente la percentuale, per autori ed editori, non equivale ad abbattere le accise supplementari. Aiutare il mercato, da questo punto di vista, non significa tutelare il consumatore.

Insomma, l’indirizzo europeo è quello giusto — anche se, rispetto al progresso della società, arriva in ritardo. Eppure, la concreta applicazione delle linee guida della Commissione potrebbe essere del tutto ininfluente per i consumatori o, peggio, controproducente. Nel prossimo futuro, rischiamo d’affrontare l’approdo di numerosi servizi oggi inaccessibili a prezzi elitari: il mercato dovrebbe condizionare l’offerta, per attenuare i costi. Basandoci sul “cartello” degli eBook, è difficile confidare in un’auto-regolamentazione.

Via | Commissione Europea

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