SecondLife: dimenticato dalla stampa, ma rimasto solido ed amato

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Molti ricordano il “fenomeno” SecondLife come una delle tante manie che hanno riempito anni fa le pagine dei giornali, anche quelli non specializzati.

A distanza di tanto tempo, si potrebbe pensare che il piccolo mondo virtuale creato da Linden Labs e dai suoi utenti sia diventato un deserto deprimente, abbandonato come i Furby ed altre tristi mode passeggere che caratterizzano la pop culture. Invece Second Life sta benissimo, o per lo meno non sta peggio di prima - così si legge in un'interessante intervista al suo creatore Philip Rosedale su Pando Daily.

Nell’ecosistema finanziario che circonda la Grande Rete si dà per scontato che quando la stampa abbandona un fenomeno - attraversando un’evoluzione che tocca lodi sperticate, fasi di rigetto e talvolta una caccia alle streghe finale - allora venga subito il momento di seppellirlo per sempre. Il mondo di Internet, però, è totalmente diverso da quello che viene descritto dalla stampa, anche quella che dovrebbe conoscerlo meglio. Come tutti i fenomeni umani non è prevedibile.

Second Life oggi conta un milione di utenti, esattamente quanti ne contava quando era un cocco dei media. Allora i Depeche Mode facevano concerti virtuali al suo interno, la IBM ci apriva degli uffici, politici tenevano comizi. Certo, c’era l’occasionale fenomeno goliardico (qualcuno ricorda gli stormi di genitali?), ma SecondLife sembrava recepito come un’evoluzione naturale dell’esperienza online.

Non è andata così: la stampa si è rivoltata contro di esso, per decretarne fallimento e morte. Nel frattempo, dice Philip Rosedale, l’utenza è rimasta stabile ad un milione di persone molto appassionate. Tutti i tentativi di aumentare la base sono falliti miseramente, ma d’altro canto un milione è un bel numero di account attivi, soprattutto quando contribuiscono ad un mercato di beni virtuali.

SecondLife è una fonte di guadagno potente e regolare per i creatori, la Linden Labs. Non cresce - un marchio di vergogna a Silicon Valley - ma non crolla neppure. Nessuno l’ha acquisito né Rosedale ha mai pensato di venderlo, né tanto meno di andare in borsa a farsi sbranare come Zynga e Groupon.

Tra tanti “colleghi” startup che crescono come funghi e poi muoiono dimenticati, il piccolo mondo virtuale ha dimostrato di essere diverso. In un mercato che vive di promesse SecondLife non promette più nulla, ma consegna solidamente $750.000 da anni. Considerando che la sua storia è iniziata nel 2003, nessuno avrebbe mai previsto un esito simile a questo.

Via | Pando Daily

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