L’Europa interviene a tutelare gli utenti rispetto al cloud computing

Commissione EuropeaIeri, a Berlino, la Commissione Europea si è riunita per aggiornare l’Article 29 Working Party – lo statuto che norma la protezione dei dati personali degli utenti – in riferimento al cloud computing. Il dibattito dell’amministrazione continentale si protrae dallo scorso 21 marzo, quando l’argomento è stato dibattuto a Bruxelles. Settimana scorsa, i membri della Commissione hanno partecipato a un workshop per la definizione dell’Agenda Digitale Europea (DAE): gli esiti della consultazione saranno pubblicati nei prossimi giorni.

Le società che operano nel settore hanno atteso con trepidazione l’evento di Berlino, augurandosi che l’Europa possa allinearsi alle direttive statunitensi. Il mercato del cloud computing s'aggira attorno ai $28 miliardi, dei quali appena $7 sono riconducibili a piattaforme distribuite fra il Vecchio Continente, l’Africa e l’Asia. La maggioranza è ubicata negli Stati Uniti. Le difficoltà incontrate dalle società nordamericane sulla privacy hanno scoraggiato gli investimenti: un intervento legislativo può cambiare le prospettive.

Le opinioni delle multinazionali divergono, perché l’Europa non è duttile quanto gli Stati Uniti in materia di privacy. Mentre le leggi nazionali britanniche e scandinave sono piuttosto permissive, gli altri Paesi dell’Unione – in particolare, Francia e Spagna – adottano norme molto esigenti sulla trasparenza dei servizi e i diritti degli utenti. La Commissione Europea può soltanto indicare la strada da percorrere, ma non ha l’autorità di sovrapporsi alla giurisprudenza dei 27 membri. Le aspettative potrebbero essere disattese.

Via | The New York Times

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