L’Europa soppesa la privacy delle applicazioni della face recognition

face.comQuando Facebook ha acquistato face.com, l’Europa ha subito iniziato a considerare la qualità della privacy garantita dalle varie piattaforme che erogano soluzioni legate alla face recognition — ovvero, il riconoscimento facciale automatico con le applicazioni. Normalmente, i social network garantiscono un’opzione di opt-out e cioè l’esclusione della propria utenza dal servizio specifico. L’Unione Europea non è convinta che sia sufficiente, per il rispetto della privacy dei consumatori: i dati non pubblicati restano in archivio.

Il problema è complesso perché la face recognition costituisce una grande innovazione per il software. Inoltre, le tecnologie per il riconoscimento facciale richiedono inevitabilmente l’analisi delle fotografie: sarebbe impossibile escludere dei contenuti a priori — sempre ammesso che gli utenti abbiano autorizzato un’applicazione ad accedere a essi. Per associare un’identità a un’immagine, è analizzata una serie di parametri sul colore, ecc. e l’esclusione di uno o più individui può essere effettuata soltanto dopo la scansione.

Supponiamo, ad esempio, d’apparire in una fotografia scattata da terzi. Affinché il nostro profilo non sia associato all’immagine, è necessario che l’applicazione ci riconosca e ci escluda. In teoria, però, non dovremmo neppure essere “riconosciuti”: le norme comunitarie sulla privacy prevederebbero addirittura una richiesta di consenso, per la pubblicazione di fotografie che ci ritraggono. Tuttavia, il sovraccarico di informazioni pubblicate sui social network impedisce di controllare minuziosamente ogni contenuto disponibile.

La Commissione Europea prevede una legislazione orientata alla protezione dei dati personali dal 1995. Rispetto ai governi nazionali, l’amministrazione comunitaria recepisce più velocemente i cambiamenti della società: dal 22 marzo 2012 scorso è stato diramato un avviso – che compensa l’Article 29 Working Party – che regola dettagliatamente le impostazioni di privacy legate alla face recognition. È un documento esaustivo, che considera aspetti come l’analisi biometrica dei metadata presenti nelle immagini “grezze” delle reflex.

La direttiva ruota attorno al concetto di consenso informato. Il risultato, nonostante le buone intenzioni, potrebbe essere nefasto: comportare, cioè, un ulteriore allungamento dei già complicati termini d’utilizzo delle applicazioni. Gli aspetti da considerare e le autorizzazioni da valutare sono tanti e tali da portare gli utenti a non leggere neppure le informative degli sviluppatori. Occorrerebbe una semplificazione — che permettesse a chiunque di capire immediatamente quali dati sono esposti. Un’estrema capacità di sintesi.

L’Europa è molto attenta alla tutela dei consumatori ed è un lato positivo. Quello potenzialmente negativo è la traduzione di queste direttive. Il diritto internazionale si confronta con un aumento esponenziale di situazioni È rassicurante che i legislatori europei stiano cercando d’adeguarsi, ma è altrettanto difficile rendere le norme comprensibili agli utenti. Non si può dire che l’Unione Europea non abbia accettato la sfida: una maggiore consapevolezza dei consumatori è un obiettivo raggiungibile — gli Italiani sono pronti?

Via | EFF

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