ebook e dati sugli utenti: c'è un problema di privacy nell'editoria digitale

Fino ad oggi la lettura era un’attività estremamente privata e solitaria. Con l’avvento degli ebook gli editori possono scoprire una serie di dati finora irraggiungibili - ed in tempo reale.

Il Wall Street Journal ha pubblicato un interessante editoriale che prende in considerazione la quantità di informazioni che l'attività degli utenti comunica agli editori. Sta al lettore rendersi conto di essere “sotto controllo” di fronte ad un Kindle, proprio come quando sta cercando su Google o sta consultando Facebook.

Grazie agli ebook reader si può scoprire quanti leggono solo le prime pagine di un libro e poi lo abbandonano annoiati, quanti divorano 57 pagine all’ora (è il caso dell’ultimo volume della trilogia Hunger Games sui Kobo reader - un esempio concreto), quanti comprano subito il seguito di una serie o quale pagina viene sottolineata più spesso.

Nei secoli passati era una strana gioia trovare una glossa o una nota a piè pagina su un testo pescato dai meandri di una biblioteca. Ora gli editori hanno - testuali parole di Jim Hilt, vice presidente analista di Barnes and Noble - più dati di quanto non sappiano interpretare. E capiscono molto meglio il proprio mercato.

Le serie per giovani adulti tendono ad essere lette come se fossero un solo libro, per esempio. I libri che non sono narrativa, come i manuali o le inchieste, sono usati come riferimento e quasi mai letti da un capo all’altro - e molto spesso abbandonati e ripresi a intervalli irregolari. Gli appassionati di fantascienza, fantasy e crime stories leggono tutto di un libro, mentre chi si dedica ai classici o alla letteratura tendono a scoraggiarsi o pescare in modo più erratico dalla produzione di un autore.

Sono informazioni preziose, che come tutte le armi possono essere usate bene o male. Il primo pericolo che salta in mente è quello di una commercializzazione ancora più "piaciona" della letteratura, ritagliata ad uso e consumo dei gradimenti del pubblico, ma l’editoria si ritrova anche ad affrontare la preoccupazione degli avvocati della privacy.

Nella nostra società ciò che qualcuno legge o non legge è considerato un dato davvero privato. Il fatto che non ci sia ancora una legislazione in materia potrebbe intimidire i lettori - che di conseguenza potrebbero rinunciare a leggere libri su tematiche “sensibili”, come sessualità, salute, politica, sicurezza.

In realtà rinunciamo a gran parte della nostra privacy già leggendo i risultati di Google - l’importante è che questi dati siano resi generici, anonimi e non rintracciabili ad un individuo. Anche così, però, c’è una marcata difficoltà ad abituarsi ad un’entità che guarda che cosa stiamo leggendo da dietro le nostre spalle.

Foto | Flickr
Via | Wall Street Journal

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